Non ci conosciamo ma dobbiamo parlare

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Se stai leggendo questo blog come fosse un libro o una rivista, sarai partitə dal post 🔖1. Forse avrai dato un’occhiata ai disclaimer e sarai in trepidante attesa che arrivi la ciccia. Mi dispiace, anche questo testo è un disclaimer, in qualche modo, perché ho un’impostazione vecchio stampo, prima prefazioni, introduzioni e prologhi, poi il corpus e alla fine di nuovo bubbole e pinzillacchere, come un cerchio che si chiude.

Alcuni post sono di funzionamento altri sono solo pensieri divergenti: assegno categorie diverse per distinguerli, Siamo fatti così è la sezione dedicata agli spiegoni funzionali e Pensa, pensa, pensa identifica i miei flussi di coscienza.

Siamo fatti così è il titolo di un cartone animato a puntate del 1987-88 sul corpo umano
Pensa, pensa, pensa è una celebre espressione dell’orsetto Winnie the Pooh

Dove è presente la doppia classificazione significa che il testo è diviso in due parti, la prima frutto della mia penna (mentale, ormai non si usa più né quella a forma di piuma né la BIC) e la seconda un riassunto di ricerca per fonti accademiche, fatto dall’AI. Si riconosce dallo stile diverso della pagina e dal title “🎓Spiegone🤖” che introduce l’analisi.

Ci sono poi due categorizzazioni di servizio, Policy che identifica i testi sui testi, le istruzioni per l’uso diciamo. Visto in TV conterrà riflessioni su personaggi di cinema o serie TV che hanno qualcosa a che fare con la neurodivergenza, dichiaratamente o solo d’ispirazione.

Avvocato Woo, diagnosi ASD nella serie, Sheldon Cooper indicato da fandom come modello ASD

Ancora una riflessione sui pensieri divergenti: capita a volte di leggere le parole di qualcuno e rimanere sorpresi dal fatto che sono proprio le parole che si stavano cercando. Oppure che sono parole giĂ  pensate da noi in prima persona: a me è accaduto con Ulisse di James Joyce, il passaggio sulla paura di risvegliarsi post mortem e “morire soffocato” se non avesse avuto un campanello per avvisare i suoi ancora viventi. Proprio quel che dico anch’io!, mi sono sorpresa. Ho provato grande sollievo nel condividere timori così intimi con qualcun’altro – e non un altro a caso, ma James Joyce!

Avevo 13 anni e stavo seduta su una sdraio di corda verde sgangherata in un prato di montagna, in mano il tomo in edizione economica, il sollievo nel cuore, che erano già anni che meditavo sulla spinosa faccenda dell’inconoscibile fine, quasi un paradosso filosofico. Normale che la mente lo rifiuti e si faccia prendere da distorsioni come E se dopo che sono mortə scopro che la mortə non è proprio mortə e muoio?

«How can you be sure? Better put in a telephone or a flag of distress. A semaphore. To signal. How know who is alive and who is dead? Better wait a bit before burying. God, I’d like to have thought of that before.»

Se leggendo i miei pensieri divergenti ti capitasse di trovarne di uguali o simili ai tuoi, ecco allora è la prova che… semplicemente abbiamo qualcosa in comune. Come io non sono uno scrittore solo per il fatto di aver pensato in autonomia ciò che aveva giĂ  pensato – e scritto – anche sir James, così tu non sei autusticÉ™ solo per il fatto di ritrovarti nelle mie parole, in parte o in tutto. Se hai il dubbio, comunque, ci sono prescreening gratuiti online e poi percorsi diagnostici dedicati, lascio dei riferimenti nella pagina risorse, senza paura.

Ugualmente, se non ti ritrovi nelle mie riflessioni potrebbe essere il neurotipo, certo, ma anche una quantitĂ  di altri fattori: ideologici, culturali, esperienziali. A te la scelta se proseguire o interrompere, liberÉ™ di decidere.

Hai le idee confuse? Il mio suggerimento (divergente, è ovvio): leggi di più, non di meno. Non per forza questo blog, vai in biblioteca, cerca un e-book store, sfoglia Nature, sapere è potere, mentre presumere non porta a nulla se non all’arroganza.