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Scriverò un post veramente difficile. Ho conosciuto la parola amore quasi per caso, non l’ho riconosciuta subito, anzi ho dovuto chiedere conferme “ma questo significa che sono innamorata?”. Le sensazioni emotive e fisiche si mescolavano in una parte di me che nemmeno sapevo a quale strato organico corrispondesse, non sono certa di saperlo nemmeno ora.
Poi pian piano ho capito come si riconosce l’amore, ma non sempre il controller mi funziona bene, sfumature sottili come la differenza tra desiderio, affetto, amore ed altri sentimenti sono ancora cose teoriche ed estremamente fuzzy. Talvolta l’amore è angoscia e talvolta l’angoscia è dolore fisico, in una delle sue molte manifestazioni psicosomatiche. Talvolta è sollievo, talvolta sete e talvolta sonno, insonnia o fame; spesso è silenzio, ma di quelli buoni, che possono diventare sguardi pieni di significato da un momento all’altro.

L’amore è gratis, quando arriva va donato, costi quel che costi. E spesso costa tanto.
Senz’altro ho capito come si testa l’amore, nel mio strano mondo autistico, o quanto meno un giorno ho iniziato a fare pratica con me stessa di check per vedere se io provo qualcosa per qualcuno e se l’altra persona ricambia. Nella mia testa era un sistema chiaro, semplice e abbastanza universale, che solo di recente – dopo molte storie lunghe, brevi ed anche un matrimonio – ho capito non essere universale affatto, anzi per la maggioranza dei neurotipi non è neanche una manifestazione d’intenti chiara.

Io mostro il mio interessamento con un mix di azioni atipiche. Scrivo e-mail, una volta biglietti di carta. Scrivo molto e con dettagli, ironia, spunti buffi. Pathos, tutto quello che provo. Una roba da Leopardi ecco. Costruisco artefatti manuali, disegni, agende, liste, post it; che poi ho la manualità di un gallo cedrone quindi davvero quello che conta è il pensiero; faccio regalini nerd o bizzarri, come magliette con scritte informatiche o battute matematiche o cinesate belle e buone. Cerco soluzioni per chi amo, anche se a volte sarebbe meglio solo un abbraccio e due frasi di circostanza. Per mostrare il mio interessamento condivido informazioni sui miei strani passatempi, cose di nicchia che probabilmente non fregano a nessuno, caratteri cinesi o il kalimba o il prompt engineering.

Scrivere a chi amo è un modo per dire “ti vedo, per me esisti e sei deliziosə da osservare. Il mio mondo è più ricco se tu ne fai parte”. Suona quasi cringe a rileggerlo, mi rendo conto. Per una persona autistica non essere invisibili per qualcuno di speciale può essere molto importante, tanto quanto conta la tranquillità di essere invisibili per la società molesta e incomprensibile; per una persona autistica, dunque, mostrare interesse è un modo per dire vorrei che tu fossi la mia persona speciale e, parimenti, mostrarsi è un modo di dimostrare disponibilità, vulnerabilità, come la tartaruga o il riccio che ti mostra la pancia.

L’amore è un casino per tuttə, ma per una persona divergente forse di più. Difficile esprimere le emozioni, calibrarle in modo equilibrato, a volte difficile provarle. Difficile condividere spazio e pratiche, difficile ritrovarsi nello specchio delle convenzioni sociali sul mondo dei legami istituzionalizzati. Difficile condividere casa, perché la gestione degli ambienti può seguire driver diametralmente opposti: una persona ADHD vive lo spazio come l’olio sulle superfici e una persona autistica come un quadro di Chagall.


Il desiderio di una persona divergente può sembrare particolarmente basso o strano o viceversa alto rispetto a situazioni non ordinarie, perché entrano in gioco una serie di elementi di massima importanza, come la confidenza, la connessione, la comunanza di interessi, le propensioni sensoriali e ambientali. Non è detto che faccia presa il modo di vestire o una situazione tradizionalmente incentivante, una persona autistica potrebbe non accorgersi nemmeno del tentato flirt. Ma un interesse speciale condiviso, dei rituali di coppia e la sensazione di essere insieme nella bolla fa più breccia di qualsiasi freccia.

L’amore ai tempi dell’autismo è un precario mix di gusti e pensieri, qualcosa che rende ancora più difficile la comunicazione standardizzata. Serve la connessione, una compatibilità percepita del 200% altrimenti è solo un esperimento sociale.

Da tutto questo non credo si capisca meglio lo scenario, ma farò del mio meglio per lasciare delle testimonianze dalla community e dei riassunti da paper scientifici in modo che le parole che stanno mordendo in gola a me possano comunque vivere nelle espressioni altrui e arrivare a destinazione.



Questo cane che parla difficilissimo e velocissimo in inglese spiega tutto, ecco la traduzione del video: «L’autismo nelle relazioni è come essere un traduttore esperto che parla fluentemente diciassette lingue.
Desideri l’intimità così tanto che ti fa quasi male fisicamente, ma le chiacchiere superficiali ti sembrano come recitare Shakespeare in lingua Wookiee.
Contatto visivo durante le conversazioni più vulnerabili? Una tortura. Cambi improvvisi di programma da parte del partner?
Sovraccarico del sistema. Nel frattempo, tu stai lì a memorizzare la loro routine mattutina come fosse un rituale sacro, e a notare microespressioni di cui loro stessi non si rendono conto.
Cerchiamo connessioni profondissime mentre navighiamo in un mondo costruito secondo copioni sociali neurotipici — un manuale che noi non abbiamo mai ricevuto.
Le ricerche sull’autismo mostrano che spesso abbiamo lacune nell’empatia cognitiva, ma un’empatia emotiva fuori scala. Sentiamo tutto ciò che l’altro sente, a volte persino più intensamente, ma ci manca il “GPS sociale” che ci dica come comportarci.
È come avere un udito sovrannaturale ma essere sordi alla melodia che tutti gli altri stanno canticchiando. Il nostro bisogno di routine e prevedibilità si scontra frontalmente con le relazioni, che per natura sono caotiche e richiedono continue ri-calibrazioni.
Amiamo profondamente, in modo specifico, e con una concentrazione assoluta. Ma quella stessa intensità può risultare travolgente per i partner che non capiscono che non stiamo cercando di essere possessivi — siamo semplicemente programmati per iper-focalizzarci su ciò che per noi conta davvero.
Il vero problema di traduzione non è imparare a parlare “neurotipico”. Penso che sia trovare qualcuno che capisca che, quando ricordiamo esattamente come ti piace il caffè tre mesi dopo, non è un’attenzione ossessiva ai dettagli — è il nostro modo di dire “ti amo” nella nostra lingua madre».
🎓Spiegone🤖
Le persone autistiche desiderano relazioni affettive e romantiche quanto i coetanei neurotipici, ma incontrano più ostacoli in aree come comunicazione sociale, lettura dei segnali impliciti, gestione sensoriale e dell’intimità fisica. In molti studi emergono: ansia nel dating, difficoltà a iniziare e mantenere relazioni, rischio aumentato di abuso e di relazioni insoddisfacenti, ma anche punti di forza come onestà, comunicazione diretta e forte lealtà.
La soddisfazione di coppia dipende molto dalla qualità della comunicazione esplicita, dalla comprensione reciproca delle differenze neurotipiche/autistiche e dal supporto esterno (educazione alla sessualità adatta, terapia di coppia informata sull’autismo, contesti meno stigmatizzanti).
ADHD e amore
Nell’ADHD le difficoltà in romantico-affettivo ruotano spesso attorno a impulsività, disorganizzazione, gestione del tempo, regolazione emotiva e attenzione fluttuante, che possono essere vissute dal partner come “incostanza” o scarso impegno. Gli studi mostrano maggior tasso di conflitti, rotture, e talvolta comportamenti a rischio, ma anche creatività, spontaneità, energia e capacità di iperfocalizzarsi sulla relazione in certe fasi, che molti partner percepiscono come qualità positive. L’esito dipende molto da: consapevolezza di sé, strategie condivise (routine, promemoria, accordi pratici su soldi, gestione casa, puntualità), trattamento adeguato dell’ADHD e disposizione del partner a leggere i comportamenti come espressione di una differenza neurodivergente, non come “mancanza di amore”.
AuDHD (autismo + ADHD) e amore
Nelle persone AuDHD si sommano – e a volte si mescolano in modo complesso – le sfide dell’autismo (sensibilità sensoriali, fatica sociale, bisogno di routine) e dell’ADHD (impulsività, disorganizzazione, difficoltà di regolazione emotiva). Alcune ricerche su giovani neurodivergenti mostrano che chi ha diagnosi combinate ASD+ADHD può sperimentare più difficoltà nel dating e nella gestione delle relazioni rispetto a chi ha una sola diagnosi, anche per la scarsità di educazione affettivo-sessuale mirata e il maggior rischio di esperienze negative o di abuso. Allo stesso tempo, nei racconti soggettivi emergono capacità di amare in modo intenso, molto leale e non conforme alle norme, con bisogno di partner che accettino routine e accomodamenti, ma anche una certa dose di flessibilità, strutture esterne e comunicazione estremamente chiara per rendere vivibile la quotidianità di coppia.
Fonti
Autismo: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jftr.70001
ADHD: https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyt.2021.593150/full
AuDHD: https://link.springer.com/article/10.1007/s11195-024-09840-3
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