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Ciao, mi chiamo Marta e sono una blogger recidiva. Impenitente oserei dire, perché ho iniziato a far blog solo dopo averli pesantemente denigrati, strumenti anacronistici e inutili, dicevo al mio capo che scriveva di vinili su WordPress.
Dopo aver fatto ricognizioni sui social, sui siti (il mio strumento informativo preferito) e fatto pagine social o siti conto terzi, mi sono decisa a creare qualcosa per me, un blog. Con le parole me la cavo abbastanza bene, fluiscono rapide e lo scorrere mi dà un discreto sollievo: meglio dentro che fuori, come si dice per tutto ciò che resta indigesto.
Reboot
Ciao, mi chiamo Marta e sono autistica. O sono Marta e mi chiamo autistica – che sembra uguale ma non lo è, perché la mia identità ed intrinseca essenza non è definita dall’autismo, che è tutt’al più chiamato in causa, quanto piuttosto dall’essere me stessa. Io sono Marta, non il mio autismo.
Sono autistica, sono anche neurodivergente. È la stessa cosa? No. Per dirla in termini logico matematici: tutti gli autistici sono neurodivergenti ma non tutti i neurodivergenti sono autistici. E non tutti gli autistici sono solo autistici, le cosiddette neurodivergenze sono sommabili. Però facciamo che su questa faccenda si fa un approfondimento a parte, con fonti consultabili, non vorrei spoilerare i trattarla di sfuggita, per sommi capi: è una questione vitale.
Sono Marta, blogger, autistica ad alto potenziale cognitivo – and so much more. Posso essere più cose? Certo, tutti noi lo siamo, l’identità è un mosaico, come spiega molto chiaramente Amin Malouf nel suo libro L’identità: se tentiamo di ridurre l’identità a una cosa sola, di reificare l’astratto e composito in un granitico “io sono italianə” o “io sono autisticə” si va allo scontro, con noi stessə, con gli altri. Ogni individuo si forma attraverso esperienze e narrazioni che contribuiscono in diversa misura e maniera alla sedimentazione del proprio io, percepito e manifestato.
Autistici si diventa? No. Ma se alcune cose di questi miei pensieri ti piacciono, prenditele pure, non ti attaccano alcun tag indesiderato addosso e non sono appropriazione culturale, a differenza delle treccine afro: leggendo un blog divergente non diventi divergente se non lo sei già di tuo, ma sicuramente puoi trovare un punto di vista diverso, dal quale lasciarti ispirare. Chiaramente se non sei divergente non saprai mai “sulla pelle” che cosa vuol dire esserlo, proprio come a farsi le treccine in spiaggia non si acquisisce la consapevolezza di che cosa voglia dire mantenere i capelli afro ogni mattina. Di base, vuol dire farsi un culo così, comunque. Ricorda: non si diventa afro a fare le treccine afro. A meno che tu non sia già afro, per qualche gene, e mentre la signora ti intreccia i ricciolini fitti fitti e scuri tu ti renda conto che forse quei capelli torturati con la piastra per anni ora stanno gioendo di un’alternativa.
Perché mi sono decisa a scrivere
Non potevo rimandare oltre. Per coincidenze, negli ultimi cinque anni mi sono trovata più volte a parlare con persone che dovevano o volevano capire di più sul mondo divergente, autistico in particolare: avrei voluto essere un fiume in piena, ma di fronte a me c’era la diga sbarrata. Le persone ascoltano, certo, ma hanno un buffer limitato e io invece ho proprio tante cose da dire, cose che non ho mai detto, non così. In pochi sanno, ad esempio, che io ho un conto in sospeso con i bagni pubblici e anche chi lo sa immagino che non immagini esattamente merito e portata della questione, nè che cosa possa c’entrate con l’autismo.
È ora di parlare, di raccontare, di dettagliare, di arrabbiarmi liberamente se serve e di condividere ciò che mi sembra possa essere utile anche ad altrə. Scrivo per me, scrivo per tuttə (coloro che vorranno leggere).

Che cosa troverai e non troverai
[ALERT] uso un registro estremamente colloquiale, butto giù le frasi di getto, spesso camminando o facendo altro; non rileggo, se inciampo in un anacoluto o nel neostandard peso ce lo lascio. Parolacce e andamento emotivamente intenso possono impressionare il lettore sensibile, nel caso ti accadesse ti prego di interrompere la lettura, non ho intenzione di turbare nessuno.
Nello stesso racconto possono convivere errori sintattici e riferimenti culturali che necessitano di Wikipedia. Ho deciso di non infarcire i testi di link e riferimenti, alla fine Google lo sappiamo usare tuttə, please feel free to use it.
Struttura
La struttura dei post è più o meno questa: un trigger attiva il mio sistema nervoso e scatta il bisogno di comunicare, esprimermi. Questo accade nella vita vera, in un frangente situato della mia esistenza, nel quale solitamente però non verbalizzo ciò che viceversa troverete in questo blog.
Ogni post è dunque una sorta di trascrizione del mio monologo mentale, che talvolta racconta, talvolta si interroga, ipotizza o convalida informazioni con le ricerche. Se ci sono approfondimenti scientifici, ad esempio fatti con intelligenza artificiale, cito le fonti in calce e metto in chiaro che cosa è farina del mio sacco e che cosa è del modello LLM di turno. Non riverifico ciò che scrivono gli agenti (tag ai-assisted sui post), se ti vengono dei dubbi non esistere a farlo tu.
Sul mio vissuto invece c’è poco da dire (tag ai-free), penso io, scrivo io e così è se vi pare.
I singoli testi sono lunghi e non me ne voglio preoccupare, alla fine Dumas e Manzoni non l’hanno fatto; io non finirò sui libri di scuola però il principio mi pare buono: lo scrittore scrive e il lettore legge – quanto vuole. Altrimenti si chiama marketing o pubblicità. O politica.
Il mio pensiero è chiocciolare, detto altrimenti può sembrare che salti di palo in frasca.
Questo non è un manuale di istruzioni, nè per neurotipici nè per neurodivergenti. Non è divulgazione scientifica e non è clinica. Non è letteratura. È un blog, sono solo rigurgiti di vita.
Non mi conosci, ma imparerai a farlo; questo luogo potrebbe anche piacerti poi, come nei matrimoni combinati: se sei qui per diletto o per necessità (parentali, ad esempio) e hai la perseveranza di continuare a sfogliare e masticare i miei pezzetti sputacchiati qua e là può anche darsi che lo sforzo serva a qualcosa.
Non troverai diagnosi, discorsi rappresentativi di altrə, per questo consiglio di dare un’occhiata alla pagina leggere prima di leggere e alla sezione di risorse utili – disclaimer: sono solo suggerimenti; sentiti, ma non specialistici o clinici.
Unə, nessunə, centomila
Di sicuro non scriverò mai “Le persone autistiche”: io non sono tutte le persone, sono una sola, ovvero me stessa. Se l’espressione ricorre negli spiegoni fatti dall’AI verifica pure sulle fonti originali che riporto se le asserzioni al plurale collettivo ti sembrano statisticamente fondate. Personalmente scriverò sempre “una persona autistica” intendendo riferirmi a me stessa, che rientro perfettamente nella definizione.
Sequenze
I blog sono come diari, vanno per data, più o meno tutti. Per me che sono discronica la cosa è snervante e poco utile. Per questo lascio che WordPress faccia un po’ quello che vuole con i raggruppamenti per stagioni, ma di mio aggiungo in fondo ad ogni testo un segnalibro 🔖 con un numero progressivo: la numerazione gestita così sarà pure legacy ma se qualcuno avesse la folle idea di spararsi un binge reading di BrainDifferent ha tutto il diritto di sapere da dove cominciare e, quando arriva alla fine, sapere che deve fermarsi.
Buona lettura.
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