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A spezzare i pensieri, a dettare i pensieri, a condividere i pensieri. A strutturarli no, anche se amo gli elenchi puntati io ragiono, ricordo e racconto in modo chiocciolare, cioè parto da un punto e concludo ad un altro, come un one way trip. Quando inizio a scrivere o parlare non so dove andrò a parare. Certo, ho un concetto in mente, ma si tratta solo del primo di una serie, talvolta nemmeno il primo.
Il discorso neurotipico si struttura intorno a luoghi comuni, nell’accezione più neutrale possibile dell’espressione: se dico tempo, probabilmente si attaccheranno considerazioni sul clima, quindi sulle stagioni, quindi sul’attualità o su aneddoti personali e di conoscenti che riguardano il tema. Nel mio caso, invece, i concetti si aggregano in modo imprevedibile, per assonanza, per metafore, per citazioni, per immagini – ricordi per lo più.

Per scrivere bene, nel senso di comprensibilmente bene, bisogna imparare ad essere coerenti, si parte da un argomento e si finisce con lo stesso, seguendo un ragionamento argomentativo o una narrazione descrittiva. Così insegnano a scuola.
Sto provando ad essere meno complessa e criptica, spezzando il pensiero come se ci fosse il break pubblicitario. Non sono sicura che ogni post sia omogeneo, autoconclusivo, bello in senso letterario, anzi ne dubito proprio. Ma mi sono imposta di non fare la perfezionista, non storcere il naso, buttare fuori gli output e il resto verrà. La quantità più che la qualità, con il solo vincolo di non esagerare con la densità concettuale per centimetro di spazio pagina.
Spesso fatico a cliccare ”pubblica” e lascio una riflessione in bozze a tempo indeterminato, perché ho timore di non fare una buona prima impressione, che per definizione non esiste una seconda buona prima impressione. I blog sono strumenti retrò e per di più massimizzano le possibilità di non incontrare il gusto dell’internauta, perché di dieci che se ne scrivono forse uno esce davvero bene e le probabilità che il lettore capiti proprio sul migliore sono inferiori alla possibilità di senso opposto.
Per esperienza so che la capacità di concentrazione di una persona neurotipica non è alta, ha bisogno di riposo cognitivo – come tutti i cervelli – con gossip o battute o altre cose che a me non rilassano affatto, io uso lo stimming. Facendo stimming potrei leggere argomenti astrusi per ore, ma il neurotipico medio no. Lo small talk, la conversazione del più e del meno, è rilassante per la mente tipica, infatti uno studio di Preply misura che il top topic universale (71% dei parlanti su più lingue) è proprio il tempo atmosferico. Segue lavoro e vita quotidiana, weekend e piani futuri, cibo e serie TV, gossip su conoscenti. Non menate autistiche o divergenti.

Talvolta vedo su Instagram post del tutto testuali, scritti da persone nello spettro, che suonano lunghi e complicati, muri di parole che nemmeno io, direttamente coinvolta su certi temi, ce la faccio ad approcciare. Ecco, se capitate su una mia pagina che fa questo effetto – da togliere il fiato (ma non come farebbe una scogliera bianca sull’oceano), avete tre alternative:
- Fatevi fare un riassunto dall’AI
- Provate un secondo post, magari è uscito meglio
- Scusatemi, c’è tanta altra bella roba in rete, che svaga molto di più.
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