Carme del tempo perso

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«Sui mezzi pubblici si perde un sacco di tempo». Quante volte ho sentito questa espressione, con la quale non sono proprio d’accordo: io elogio il tempo perso, specie sui mezzi pubblici.

Partiamo dall’inizio. Guido poco e guido male. Ho preso la patente per una serie di fortunati eventi, tra cui annovero anche la clemenza di un istruttore empatico con occhi blu meravigliosi che ha avuto pietĂ  di una giovane me piena di sfighe – economiche e fisiche – ma anche piena di voglia di riscatto da una vita partita giĂ  in salita. Avevamo feeling io e l’istruttore, nel senso che ci trovavamo reciprocamente simpatici, tempo gradevole quello delle guide, anche se ne ho fatte scandalosamente poche e ricordo ancora i suoi “Attenta Martaaaaäæ” – detto con tanta cantilena – inchiodando o sterzando al posto mio. Gli occhi blu rendevano di piĂą da zitto, avrebbe potuto fare il modello di mezza etĂ . Grazie a lui, la patente l’ho presa, ma nessuno si fidava poi a prestarmi una macchina. Ho guidato poco sin dall’inizio e si sa, senza pratica sembra tutto piĂą difficile, forse lo è. Non ci vedo molto bene, specie al buio, non capisco bene i cartelli, non che sia scema o non abbia studiato, con i cartelli ho le stesse difficoltĂ  che gestisco ogni giorno con il resto dei messaggi codificati neurotipici, verbali o iconografici che siano. Se bisogna rappresentare con un simbolo “paura” tu che cosa usi? Io scelgo uno squalo. Qualcosa andato male? Un gelato caduto a testa in giĂą, dalla parte delle palline e con il cono per aria. Il simbolo del gruppo riuscito per me è un corallo con i pesci e non saprei nemmeno quali siano invece i simboli universalmente accettati e riconosciuti per questi concetti, sebbene ogni cultura e contesto abbia una iconografia propria. Se devo fare una presentazione per lavoro, chiedo la traduzione a Copilot, perchĂ© sì, per me squali e coralli sarebbero perfetti per il CFO.

Dunque ho guidato poco, solo per un brevissimo periodo ho avuto un’auto mia, di seconda mano, il gioiello di un carabiniere senza le gambe, mi aveva detto quello dell’officina. Poi ho sempre guidato mezzi in condivisione o in prestito e si sa che quando la roba non è tua non la si usa volentieri. Per me, almeno, funziona così, l’organo della giustizia duole con le cose in prestito. Poi c’è il problema del mal di macchina, anche quando sono io alla guida, ma qui ci dilunghiamo troppo.

Consapevole dei miei limiti come pilota, fin dai tempi dell’universitĂ  – tempi in cui lavoravo giĂ  – ho privilegiato i posti di lavoro in centro cittĂ , la prima cittĂ  vicina a dove abitavo e degna di questo nome, posti raggiungibili con i mezzi pubblici. Anche al liceo andavo con i mezzi pubblici e ricordo perfettamente la prima volta che ho preso l’autobus per uscire dal mio quartiere, mi sembrava di essere in procinto di partire per la luna. Da piccola non uscivo molto di casa, per usare un eufemismo, quelle volte che mi capitava erano per lo piĂą coazioni, come quel disastro chiamato Vietnam. Ah no, scout.

I mezzi pubblici, bus, treni, tram, metro e aerei, sono non luoghi come dice l’antropologo Marc Augé, spazi privi di identità collettiva, di transito. Questo, per me, li rende ottimi candidati ad ospitare attività ad alta concentrazione, come studiare, produrre output concettuali, creare, pensare, scrivere.

Sui mezzi pubblici, così come sulle panchine dei parchetti e dei centri commerciali, il tempo è sospeso, le identità sono ignote, sia la mia che quella degli altri. Non c’è il rumore dato dalle relazioni sociali, la solitudine collettiva che scandalizza gli antropologi aiuta la mia mente a sentirsi calma, libera.

Ho sempre studiato e lavorato volentieri sui mezzi pubblici, ottima resa sia con carta e penna che con strumenti digitali. Certo, non è comodo, ma la pausa cognitiva forzata a cui è tenuto chi è in viaggio non ha rivali. E io ne approfitto. In biblioteca, a casa mia o di altri, spesso anche nei coworking sento il rumore cognitivo altrui e se vi sembra una stracazzata lo posso ben comprendere, né saprei come argomentare la tesi in modo sostenibile. Posso solo portare risultati: sui mezzi pubblici mi ci sono laureata, e più di una volta.

Non è tutto oro quel che luccica però. Il tempo perso sui mezzi ha un problema non da poco per una persona autistica, gli stimoli ambientali. Lo sferragliare sui binari, il chiacchiericcio, i fischi metropolitani (con i quali accordo i miei mugolii tipo diapason umano, alla ricerca della nota per distrarre la sofferenza delle orecchie e dell’anima) mi straziano i sensi. La gente che brulica mi fa venire la nausea, come onde in tempesta. La metropolitana pure mi fa venire la nausea, come un Gran Turismo sui valichi montani. La signorina che grida bilingue i nomi delle fermate mi genera tachicardia e mal di testa, il volume è decisamente esagerato e la frequenza della voce troppo alta, stridula. Sui mezzi, inclusi tram e autobus, soffro molto, spesso devo interrompere il percorso per la nausea esagerata o il mal di pancia. Scendo, respiro, faccio passare qualche corsa, ricomincio. A bordo, mi esplode il cervello ed implodono gli organi interni. Urlo dentro come l’urlo di munch, anzi peggio, come un film dell’orrore. La gente parla ad alta voce non curante della buona creanza, si muove nello spazio regina della tridimensionalità, talvolta urtando e troppo spesso ingombrando. Sui mezzi non si respira, io non respiro, troppe persone rispetto alla capienza. E se sono troppo poche la statistica dice che almeno un balordo te lo becchi. Ma che ansia. La gente puzza, la gente spinge, la gente dice una marea di scempiate a voce alta. Spettegola, sbrocca, si lamenta. Se non riesco a sedermi inizio a sudare e vado avanti fino a che vedo macchie viola davanti agli occhi.

Allora, per evitare la sofferenza fisica e continuare a godere del tempo perso nei non luoghi, mi isolo: cambio corsa finché non trovo un posto a sedere; poi occhiali scuri, musica a palla nelle orecchie, attività di concentrazione. Tipo adesso, che sto scrivendo. Se sono stata esposta troppo a lungo, direttamente occhi chiusi e vedo immagini di coreografie di modern jazz che non sono ancora state provate ai talent show.

L’effetto collaterale di questo meccanismo di sopravvivenza, purtroppo, è che sbaglio strada, piĂą è piĂą volte. Direzione, capolinea, fermata, succede di tutto. Arrivo in ritardo, talvolta non arrivo proprio o finisco in uno stato diverso – sì, è successo anche questo. Chi mi aspetta si infuria, siano parenti, conoscenti o datori di lavoro. Chi mi sta vicino sui mezzi sbuffa, si vede che sembro proprio strana. Pare sia io l’unica a portar pazienza con me stessa e a prenderla assai sul ridere. Resisto, persisto e colleziono aneddoti da scrivere al viaggio successivo.

🤖Spiegone🎓

I “Non-Luoghi” di Marc Augé
L’antropologo francese Marc Augé ha introdotto il concetto di non-lieu nel 1992, per designare quegli spazi della surmodernità — aeroporti, autostrade, metropolitane, centri commerciali — privi di identità storica collettiva, di relazioni sociali durature e di riferimenti simbolici condivisi. A differenza del luogo antropologico, il non-luogo è uno spazio di transito e anonimato: non si “abita”, si attraversa. Il post riprende esattamente questa distinzione per spiegare perché i mezzi pubblici diventino per l’autrice uno spazio paradossalmente produttivo: l’assenza di identità relazionale riduce il “rumore sociale” e libera risorse cognitive.

Processazione Sensoriale e Autismo
Le differenze nella processazione sensoriale sono oggi riconosciute come caratteristica centrale del profilo autistico (incluse nel DSM-5 dal 2013). Ricerche sui contesti pubblici mostrano che i mezzi di trasporto figurano tra gli ambienti piĂą disabilitanti per le persone autistiche, insieme a supermercati e ristoranti. Uno studio svedese del 2026 sulle esperienze di adulti autistici nei trasporti pubblici ha identificato quattro temi ricorrenti: sovraccarico sensoriale, imprevedibilitĂ , vincoli socio-spaziali e inadeguatezza delle politiche di supporto. Questo corrisponde fedelmente a quanto descritto nel post: rumori, affollamento, movimento nello spazio e voce degli altoparlanti come fonti di sofferenza fisica.

Comportamenti Ripetitivi come Strategie di Coping
I comportamenti ripetitivi (RRB, Restricted and Repetitive Behaviors) — come il mugolìo descritto nel testo per “accordarsi” con i fischi della metropolitana — sono documentati in letteratura come strategie di regolazione sensoriale e ansiosa. Una ricerca del 2025 su 426 adulti autistici ha dimostrato che le differenze di processazione sensoriale predicono direttamente i comportamenti motori ripetitivi, mediati dall’eccitazione ansiosa (anxious arousal). Questo suggerisce che comportamenti come quelli descritti non siano “tic” casuali, ma meccanismi funzionali di autoregolazione.

IpersensibilitĂ  Uditiva
L’ipersensibilità uditiva — incluse condizioni come iperacusia, misofonia e intolleranza ai suoni forti — è particolarmente rilevante nel profilo autistico. Una review del 2024 documenta come l’elaborazione uditiva influenzi trasversalmente il profilo autistico, incidendo su linguaggio, comunicazione sociale, ansia e qualità del sonno. La voce degli altoparlanti metropolitani, stridula e ad alto volume, è esattamente il tipo di stimolo che attiva queste risposte di sovraccarico.

Autismo, ADHD e Mezzi Pubblici: Cosa Dice la Ricerca “Scoping Review del 2024”
Lo studio più diretto su questo tema è una scoping review pubblicata nel luglio 2024 su Transport Reviews (Taylor & Francis), che ha analizzato 11 studi provenienti da quattro paesi, pubblicati tra il 2012 e il 2022, sull’uso dei mezzi pubblici da parte di persone con ASD e ADHD. Lo studio adotta il framework della “whole journey chain” — l’intera catena del viaggio, dall’idea di partire all’arrivo — e identifica una fase aggiuntiva spesso trascurata: quella di pianificazione e preparazione, che avviene molto prima di uscire di casa e che per le persone neurodivergenti rappresenta già un ostacolo significativo. C’è un urgente bisogno di riprogettare le infrastrutture di trasporto pubblico per aumentare il senso di sicurezza dei viaggiatori con ASD, migliorare la comprensione delle informazioni e facilitare il recupero tra una tappa e l’altra.

Implicazioni per la MobilitĂ  Indipendente
La letteratura concorda sul fatto che la mobilità indipendente sia un determinante della qualità della vita: è associata a migliori outcome occupazionali, sociali e di salute mentale per le persone autistiche. Con supporto adeguato (es. travel training personalizzato), molte persone autistiche riescono a sviluppare autonomia negli spostamenti. Il problema, dunque, non è intrinseco alle persone, ma è in buona parte strutturale: un sistema di trasporto progettato per il profilo neurotipico medio.

Fonti

Augé, Marc. Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité. Seuil, Paris, 1992. Discusso in: journals.openedition.org/agon/11499 e persee.fr/doc/comm_0588-8018_2010_num_87_1_2631
Andersson, Josefine et al. “Neuro-aware journeys: the lived experiences of autistic adults and caregivers in Swedish public transport.” Transportation Research Interdisciplinary Perspectives, 2026. linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S2590198226000758

Haigh, Sarah M. et al. “‘It Is a Big Spider Web of Things’: Sensory Experiences of Autistic Adults in Public Spaces.” Autism, Sage, 2022. journals.sagepub.com/doi/10.1089/aut.2022.0024

MacLennan, Kirsty et al. “Sensory-inclusive spaces for autistic people: We need to build the evidence base.” Autism, Sage, 2023. journals.sagepub.com/doi/10.1177/13623613231183541
Damigos, Maria et al. “Exploring Alexithymia, Uncertainty, Anxious Arousal, and Social Anxiety as Mediators of the Relationship Between Sensory Processing Differences and Restricted and Repetitive Behaviors in Autistic Adults.” Autism Research, Wiley, 2025. onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aur.70145

Kothur, Kavita et al. “How auditory processing influences the autistic profile: A review.” Autism Research, Wiley, 2024. onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aur.3259
Nordgren, Lina et al. “Promoting auditory accessibility for the Autism Spectrum Disorder (ASD) on the public transport system.” Internoise, 2024. ingentaconnect.com/content/10.3397/IN_2024_4303
Palmqvist, Ida et al. “The whole journey chain with public transport for people with autism spectrum disorder and attention deficit hyperactivity disorder – a scoping review.” Transport Reviews, Taylor & Francis, 2024. tandfonline.com/doi/full/10.1080/01441647.2024.2372495
Nadir, Usman et al. “Barriers and facilitators of public transport use among people with disabilities: a scoping review.” Frontiers in Rehabilitation Sciences, 2024. pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10812606
Classen, Sherrilene et al. “Transportation Barriers and Preferences Among Drivers with Developmental Disabilities in Southeast.” Sleep, Oxford Academic / PMC, 2020. pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8823215
Bishop, Hanna M. et al. “Healthcare Providers’ Discussions Regarding Transportation and Driving with Autistic and Non-autistic Patients.” Journal of Autism and Developmental Disorders, PMC, 2021. pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9156719
Varela, Ana Luisa et al. “Assistive and Emerging Technologies to Detect and Reduce Neurophysiological Stress and Anxiety in Children and Adolescents with Autism and Sensory Processing Disorders: A Systematic Review.” Technologies, MDPI, 2025. mdpi.com/2227-7080/13/4/144