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Immagina di avere una mente che non riesce a smettere di cercare regole. Che osserva una foglia che cade e vuole capire la traiettoria, il peso, l’attrito; che ascolta musica e sente immediatamente la struttura, la ripetizione, il pattern nascosto. Una mente che cerca nel caos del mondo una geometria segreta e non riesce a riposare finché non l’ha trovata.
Quella mente, secondo Simon Baron–Cohen, professore di Psicopatologia dello Sviluppo a Cambridge e direttore dell’Autism Research Centre, non è un cervello “rotto” o banalmente strano, è il tipo di cervello che ha inventato il linguaggio scritto, la ruota, la musica, l’intelligenza artificiale. È, con ogni probabilità, un cervello autistico.
Alcuni cervelli sono portati a vedere schemi, sono “cacciatori di schemi”ed è dal sistematico che nasce un’idea che funziona, più che dall’empatico. Questa è la tesi centrale di The Pattern Seekers: How Autism Drives Human Invention (2020), uno dei libri più affascinanti degli ultimi anni sulla neurodiversità.

La domanda che cambia tutto
Perché solo gli esseri umani inventano? Scimpanzé, corvi, delfini usano strumenti. Ma nessuno di loro ha mai costruito un arco e frecce partendo da zero, o composto una sinfonia, o scritto un algoritmo. Cosa separa Homo sapiens da tutte le altre specie?
Baron-Cohen propone una risposta: la capacità di ragionare secondo la struttura if-and-then.
“People on the autism spectrum are, in my view, the ultimate pattern seekers.”
— Simon Baron-Cohen, The Pattern Seekers
Questa struttura logica – Se [condizione] AND [operazione causale] THEN [risultato] – è alla base di ogni invenzione umana. Prendiamo l’arco: se prendo una corda elastica (if), e la tendo trattenendo un bastoncino (and), allora la freccia volerà verso il bersaglio (then). Semplice? Sì. Ma nessun altro animale ha mai dedotto questo meccanismo per la prima volta. Solo noi. E Baron-Cohen sostiene che questo salto cognitivo sia emerso, circa 70.000–100.000 anni fa, grazie a menti con un altissimo grado di sistematizzazione: menti che oggi classificheremmo appartenere allo spettro autistico.
Due modi di leggere il mondo
Il cuore teorico del libro è la distinzione tra due stili cognitivi fondamentali, misurabili con test psicometrici sviluppati dallo stesso Baron-Cohen.
1. Ragionamento Sistematizzante (Tipo S)
[Domanda tipica 🤔] “Come funziona? Qual è la regola?”
[Strumento cognitivo🔎 ] Cerca pattern, sistemi, leggi prevedibili.
[Punti di forza💪🏻] Analisi, classificazione, invenzione tecnica.
[Profilo statistico 🔢] Più frequente nello spettro autistico e in ambito STEM
[Rischio ⚠️] Difficoltà nelle relazioni sociali
2. Ragionamento Empatizzante (Tipo E)
[Domanda tipica 🤔] “Come si sente? Cosa pensa di me?”
[Strumento cognitivo🔎 ] Legge emozioni, stati mentali, contesti sociali.
[Punti di forza 💪🏻] Comunicazione, empatia, negoziazione
[Profilo statistico 🔢] Più frequente nella popolazione generale e in altre neurodivergenze
[Rischio ⚠️] Difficoltà nel pensiero analitico astratto.
Attenzione: Baron-Cohen non dice che uno stile valga più dell’altro, nè che sia impossibile trovare entrambi ben sviluppati nello stesso individuo. Dice solo che sono due circuiti cerebrali distinti, e che nelle persone autistiche il circuito sistematizzante è iper-attivato. Non è un deficit, è una specializzazione. Il problema sorge quando un sistema sociale costruito tutto attorno alle competenze empatizzanti non lascia spazio, né riconoscimento, a chi funziona diversamente.
“Autistic people are not broken neurotypicals. They are a different kind of mind, and their minds have shaped human civilization.”
— Simon Baron-Cohen
Silicon Valley: un esperimento
La teoria diventa ancora più concreta quando si guardano i dati incrociati. Uno studio su Eindhoven, la città olandese sede di Philips e di un fiorente distretto tech, spesso chiamata “la Silicon Valley d’Europa”, ha rilevato una prevalenza di autismo doppia rispetto a città comparabili per dimensione e reddito ma senza cluster tecnologici (Roelfsema et al., 2012).
La spiegazione di Baron-Cohen, che ha mappato situazioni analoghe in Silicon Valley negli Stati Uniti, è la teoria dell’accoppiamento assortativo: in ambienti ad alta concentrazione di persone con profilo cognitivo sistematizzante, aumenta la probabilità che due partner con alto SQ (Systemizing Quotient) si incontrino e abbiano figli, aumentando a sua volta la probabilità statistica di trasmettere tratti autistici. Non è eugenetica: è semplice epidemiologia.
A rafforzare il quadro, uno studio su oltre 450.000 persone (Ruzich et al., 2015, pubblicato su PLOS ONE) ha confermato che chi lavora in ambito STEM ha punteggi AQ (Autism-Spectrum Quotient) significativamente più alti rispetto alla popolazione generale. Il profilo cognitivo autistico e il profilo del “tipico ricercatore o ingegnere” si sovrappongono in modo statisticamente rilevante.
“The genes for systemizing — which have been naturally selected because of the advantages they confer for invention — overlap with the genes for autism.”
— Simon Baron-Cohen, The Pattern Seekers
Il paradosso che il libro non risolve (e non vuole risolvere)
Baron-Cohen è abbastanza onesto da non costruire una narrazione trionfante. Riconosce il paradosso: le stesse menti che hanno reso possibile la civiltà umana sono spesso quelle che faticano di più a trovare posto in essa. Un ingegnere con tratti autistici può progettare sistemi di automazione avanzatissimi e non riuscire a sostenere un colloquio di lavoro perché il recruiter interpreta il suo contatto visivo ridotto come “mancanza di motivazione”.
La soluzione non è cambiare o mascherare l’autismo. È costruire ambienti – lavorativi, scolastici, sociali – che valorizzino la diversità cognitiva invece di selezionare sempre e solo le stesse competenze sociali come proxy di intelligenza.
“We need to move away from thinking of autism as a disorder and towards understanding it as a different way of processing information — one that, in the right environment, can drive extraordinary achievement.”
— Simon Baron-Cohen
🔗 Fai i test su empatia e sistematizzazione (sono gratuiti)
Simon Baron-Cohen è professore all’Università di Cambridge e direttore dell’Autism Research Centre (ARC). È anche – fatto che non manca mai di sorprendere – cugino di Sacha Baron Cohen, il comico di Borat. Ha dedicato oltre trent’anni alla ricerca sull’autismo, sviluppando alcuni degli strumenti diagnostici più usati al mondo, tra cui l’Autism Spectrum Quotient (AQ), l’Empathy Quotient (EQ) e il Systemizing Quotient (SQ) — tutti disponibili gratuitamente online.
- ❤️ EQ Test — quanto sei empatico/a in modo cognitivo e affettivo?
👉 psychology-tools.com/test/empathy-quotient - ⚙️ SQ Test — quanto il tuo cervello cerca sistemi e pattern?
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Fonti: Baron-Cohen S. (2020), The Pattern Seekers, Basic Books; Roelfsema et al. (2012), Journal of Autism and Developmental Disorders; Ruzich et al. (2015), PLOS ONE; ARC Cambridge.

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