Non è un capriccio

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Una vecchia canzone cantava “non è un capello ma un crine di cavallo”, questo post riguarda avere un animale domestico, che non è un capriccio ma una esigenza fondamentale per una persona neurodivergente – se ne sente la necessità, ovviamente.

Ho dei gatti, ne ho sempre avuti e sempre ne avrò. Mi sono accorta solo in fasi particolarmente dolorose della mia vita di quanto i gatti mi aiutino, più di quanto possa fare qualsiasi essere umano, compresi quelli a me più vicini.

La mia gatta sta di fianco a me quando soffro; non so come faccia a intuire che qualcosa non va, ma ci prende sempre. Si avvicina e si accoccola quando ho dolori fisici, quando non riesco a dormire, quando soffro pene d’amore o ansia forte. I gatti della mia vita mi hanno sempre manifestato affetto incondizionato, senza giudizio, senza pretesa, muso contro il viso, crapino sotto la mano, corpo premuto contro il corpo. I gatti della mia vita hanno curato le mie ginocchia rotte con il potere della calma e delle fusa, aspettando che io recuperassi energie, funzionalità fisica e che sopportassi il dolore. Mi hanno consolato quando ho perso un figlio e non perché ne abbiano fatto le veci, ma perché stavano vicino al corpo martoriato e sofferente a far fusa come trattori. Stanno cullando il mio dolore anche ora, che non mi riesco a rassegnare per i lutti relazionali che incontro nella mia esistenza, un po’ troppo spesso per i miei gusti; stendono un velo di ritmiche fusa su tutte le sensazioni strazianti che provo dentro di me.

Essere una persona autistica vuol dire non riuscire a dare sempre un nome appropriato alle emozioni, talvolta si confondono con impulsi o percezioni ambientali; non sempre so esprimere la sofferenza, forse con la gioia me la cavo meglio ma non ne sono nemmeno certa. In questa incapacità cosciente che mi pesa e mi limita, i miei gatti non hanno bisogno di parole, si avvicinano, non hanno paura né aspettative, cercano contatto e decidono loro quando è ora di fermarsi, di riposare o viceversa di insistere, di ricominciare a sentirsi a vicenda.

Il pelo morbido dei gatti tranquillizza il mio sistema nervoso in allerta, accarezzarli mi calma dopo una call, mi rasserena se sono in burn out, mi restituisce ancoraggio: percepisco fiducia nella realtà, che esiste ancora nonostante il mio collasso interno, che prosegue dritta sulla linea del tempo anche se io tiro il freno a mano. Minuto dopo minuto, onda sonora felina dopo onda, pian piano mi tranquillizzo.

Di contro, separarmi dai miei gatti è tragico, vivo una privazione profonda come se si amputasse un pezzo del mio cuore, il dolore è fisico e palpabile. Per circostanze di vita mi è capitato più di una volta di dovermi separare dai miei gatti e sono stata male, eccome, anche ora sto male a pensarci.

Nessun gatto (o cane) potrà mai rifiutarti, allontanarti, abbandonarti; se sei l’umanə di un animale domestico vi cercherete, troverete e amerete per sempre. Il tuo animale ti segue e ti protegge, anche al bagno, perché tu sei il suo umano, vi siete scelti e non serve aggiungere nulla più. Questa certezza rende ogni peso più sopportabile, placa le ansie, quieta l’animo inquieto.

Morale (breve) della favola: se una persona neurodivergente della tua famiglia chiede di prendersi cura di un animale domestico, non è un capriccio né un crine di cavallo. Supportalə.

🤖Spiegone🎓

Compagnia come regolazione emotiva
Il primo tema è che il gatto funziona come fonte di calma, presenza e co-regolazione quando la persona è in sofferenza. La letteratura sull’attachment umano-animale mostra che molti proprietari descrivono gli animali come una risorsa emotiva stabile, capace di ridurre solitudine e stress percepito. In particolare, studi su adulti con bisogni di salute mentale hanno trovato riduzioni di ansia, depressione e solitudine dopo l’interazione con animali di supporto emotivo.

Autismo, emozioni e alexitimia
Un secondo tema è la difficoltà nel dare nome alle emozioni, che nel testo viene descritta come esperienza tipica di molte persone autistiche. La ricerca distingue sempre più spesso tra autismo e alexitimia, cioè la difficoltà a riconoscere e descrivere i propri stati interni, che sembra frequente ma non universale nell’autismo. Una meta-analisi ha trovato livelli più alti di alexitimia nelle persone autistiche rispetto ai gruppi di controllo, suggerendo che parte della fatica emotiva non sia “assenza di emozioni”, ma difficoltà di lettura e verbalizzazione.


Tatto, fusa e sistema nervoso
Il testo insiste molto su pelo morbido, contatto corporeo e fusa come strumenti di calma fisica. Questo tema si collega bene alle ricerche sul comfort sensoriale e sulla riduzione dell’arousal: il contatto con un animale può offrire una stimolazione prevedibile, non giudicante e ripetitiva, utile quando il sistema nervoso è iperattivato. Anche se la letteratura specifica sulle fusa è ancora limitata, gli studi sui pet mostrano che la presenza dell’animale può funzionare come “buffer” dello stress e migliorare il benessere percepito.

Legame, attaccamento e separazione
Un quarto tema è la sofferenza intensa provocata dalla separazione dai gatti, descritta quasi come una perdita amputativa. Questo rientra nella psicologia dell’attaccamento: quando un animale diventa figura di sicurezza, la sua assenza può attivare dolore, ansia e senso di vuoto. La ricerca su persone con malattia o caregiving mostra che i pet non sono solo “compagnia”, ma anche un fattore di identità, routine e stabilità affettiva.

Lettura socioculturale del testo
C’è anche un tema politico e culturale: il testo contesta l’idea che il bisogno di un animale sia un capriccio. In questa prospettiva, il pet diventa una forma legittima di supporto ambientale per la neurodivergenza, non diversa in principio da altri accomodamenti che rendono più vivibile la vita quotidiana. La ricerca recente su autismo e pet ownership indica che gli adulti autistici possono antropomorfizzare e valorizzare gli animali almeno quanto i neurotipici, e talvolta usare il legame con l’animale in modo più forte contro la solitudine.


In sintesi, il testo parla di come un gatto possa diventare un regolatore emotivo vivente: una presenza che calma, contiene, accompagna e dà continuità quando la mente è in burnout o dolore. Dal punto di vista accademico, questa esperienza si può leggere attraverso tre cornici: teoria dell’attaccamento, regolazione emotiva in autismo/alexitimia, e ricerca sugli effetti psicologici della pet ownership e degli emotional support animals.

Fonti

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