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Mi è capitato di imbattermi più volte in questo post di Instagram, che viene spesso ripreso in contesti neurodivergenti e, secondo me, riesce a spiegare bene una cosa difficile da rendere visibile: la dinamica energetica di una mente non tipica.
Partiamo da una premessa: non è soltanto che il cervello neurotipico si ricarica socializzando e quello neurodivergente inseguendo le proprie fisse – detto in modo un po’ generalista e provocatorio. La differenza sta piuttosto in come certi stimoli vengono processati e regolati a livello neurobiologico.
Per molte persone neurotipiche, interazioni sociali prevedibili e a bassa intensità possono attivare circuiti di ricompensa (legati, tra le altre cose, alla dopamina e all’ossitocina) con un costo cognitivo relativamente contenuto. Per molte persone neurodivergenti invece gli stessi contesti possono richiedere un maggiore dispendio di risorse: più monitoraggio sociale, più regolazione sensoriale, più controllo esecutivo. Non è solo una preferenza, è anche una questione di carico.
Allo stesso modo, attività come l’iperfocus, lo studio o l’immersione in interessi specifici possono risultare energizzanti non solo perché più stimolanti, ma anche perché più prevedibili, più strutturate e spesso associate a una regolazione dopaminergica più efficace.
In altre parole: non è tanto cosa fai, ma quanto il tuo sistema nervoso riesce a gestirlo senza sovraccarico.
Come si spiega allora, in modo comprensibile, la stanchezza che deriva da attività considerate “normali”, come fare due chiacchiere in ascensore, in una cultura che propone il relax come inattività o socialità leggera? E soprattutto: quanto è descrivibile, misurabile quello stress? La misurabilità serve sia per auto regolazione che per dare la dimensione di realtà.
Un’attivista di community lo racconta attraverso la “spoon theory”👇
«La “spoon theory” è un modo di comunicare che usiamo in famiglia per aiutare gli altri a capire quanta energia abbiamo a disposizione per affrontare la giornata. Immagina di iniziare la giornata con 10 “cucchiai” di energia, anche se dopo una brutta notte di sonno potresti averne già meno.
Durante il giorno, alcune attività consumano uno o più cucchiai, e per una persona neurodivergente questi possono esaurirsi molto più in fretta rispetto ad altri.
Puoi persino “prendere in prestito” i cucchiai del giorno dopo se sei in difficoltà e devi portare a termine qualcosa di inevitabile, ma è importante ricordarsene il giorno successivo e ridimensionare le attività per evitare il burnout. Quando finisci i cucchiai, può capitare di tornare a casa dal lavoro e avere già in programma altre cose per la sera, ma non avere più energie per uscire o socializzare. Riconoscerlo e adattare la giornata di conseguenza può aiutarti a non arrivare all’esaurimento.
Alcune cose che possono consumare i cucchiai sono lavarsi i denti, andare a scuola o al lavoro, socializzare con gli amici, fare la spesa, fare una telefonata e fare la doccia o lavarsi i capelli.
Al contrario, puoi recuperare energia facendo attività che ti aiutano a riprenderti, come guardare una serie comfort, dedicarti a un hobby, dormire, mangiare cibi rassicuranti, stare nella natura o leggere.»

Nella mia famiglia usiamo una metafora simile, ma più “nostra”: i fagioli.
Quando l’energia è bassa diciamo “ho finito i fagioli”, ispirandoci a una puntata di Astrid et Raphaëlle, una serie TV con protagonista Astrid Nielsen, una criminologa autistica.
In una scena, Astrid racconta di tenere dei fagioli in tasca e di spostarli da una tasca all’altra ogni volta che qualcosa la affatica, in proporzione all’energia che sente di perdere. Tenendo spesso le mani in tasca, riesce così ad accorgersi subito quando sta per restare senza fagioli – e quindi quando è il momento di fermarsi, ridurre gli stimoli, e recuperare.
Queste metafore funzionano perché rendono visibile qualcosa che di solito non lo è: il fatto che l’energia non è infinita, non è uguale per tuttə e non si consuma allo stesso modo.
E forse il punto non è imparare a “fare di più” o a “resistere meglio”, ma imparare a riconoscere il proprio budget energetico e legittimarlo.
🤖Spiegone🎓
La spoon theory è una metafora nata per comunicare in modo semplice la disponibilità limitata di energia o risorse in una giornata. Ogni attività può consumare uno o più “cucchiai”, e questo modello viene spesso utilizzato per rendere più comprensibile l’esperienza di affaticamento, sovraccarico e bisogno di recupero in persone con condizioni croniche o neurodivergenti. In ambito neurodivergente, la metafora è utile soprattutto perché traduce in un linguaggio condivisibile aspetti soggettivi come fatica cognitiva, sensibilità sensoriale e costo della regolazione sociale.
La spoon theory è utile perché offre uno strumento comunicativo concreto per esprimere capacità, limiti e oscillazioni di energia, facilitando la pianificazione condivisa in famiglia, a scuola o sul lavoro. Rende visibili aspetti soggettivi che spesso non emergono bene nelle misurazioni esterne del funzionamento, come sovraccarico sensoriale, affaticamento mentale e costo dell’autoregolazione. Può anche aiutare a negoziare aspettative e ridurre il rischio di burnout, soprattutto quando viene usata per ricalibrare compiti, pause e richieste quotidiane in base alle risorse effettivamente disponibili.
Nelle persone autistiche e con ADHD, stimoli sensoriali, transizioni, compiti multitasking e richieste di controllo attentivo possono assorbire rapidamente risorse soggettive, anche quando dall’esterno sembrano attività semplici. Difficoltà nell’attenzione sostenuta, nella pianificazione e nell’inibizione delle risposte possono aumentare il carico esecutivo e lasciare meno margine per altre attività durante la giornata. Anche il sonno conta: una qualità del sonno scarsa tende a ridurre le risorse disponibili al risveglio e a rendere più probabile un esaurimento precoce delle energie.
La metafora può essere resa operativa attraverso strumenti semplici di autoconsapevolezza, come barre visive, note giornaliere o app di monitoraggio, che aiutano a riconoscere quando le risorse stanno diminuendo. Può essere utile distribuire gli impegni ad alto costo cognitivo nei momenti della giornata in cui la persona ha più energie, lasciando margini di recupero dopo attività intense. Strategie come pause sensoriali, ambiente tranquillo, sonno adeguato, hobby regolatori, lettura o tempo nella natura possono favorire il recupero soggettivo delle risorse. Spiegare la metafora a insegnanti, datori di lavoro e familiari può facilitare adattamenti ragionevoli, come pause, tempi flessibili e riduzione degli stimoli.
Va però ricordato che la spoon theory è uno strumento comunicativo, non una misura clinica né un modello diagnostico. Per questo va usata come linguaggio condiviso dell’esperienza, non come sostituto di valutazioni professionali quando servono supporti strutturati. Inoltre, il consumo e il recupero dei “cucchiai” variano molto da persona a persona: autismo, ADHD e auDHD non producono un profilo energetico unico o standardizzato.
Fonti
Chown, N., & al. (2023). Being, knowing, and doing: Importing theoretical toolboxes for autism studies. PMC. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10024257/
Frontiers in Psychology authors. (2017). Sensory processing in children with autism spectrum disorder and/or attention deficit hyperactivity disorder in the home and classroom contexts. Frontiers in Psychology. https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2017.01772/pdf
Milton, A. S., et al. (2023). Innovation through neurodiversity: Diversity is beneficial. Journal of Intellectual & Developmental Disability [o sede editoriale SAGE]. http://journals.sagepub.com/doi/10.1177/13623613231158685
Rose, K., et al. (2024). Understanding early maladaptive schemas in autistic and ADHD individuals: Exploring the impact, changing the narrative, and schema therapy considerations. PMC. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11670784/
Authors. (2022). Integrating the autistic experience into existing models for disordered eating. PMC. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9255270/
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