Grandi equivoci parte 2

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Che vi dicevo? Ci risiamo con gli equivoci. Stavolta non si tratta di immaturità presunta ma di socializzare dai che ti fa bene.

No perché apro l’instagram e mi esce sta cosa qui ⬇️ (trascrizione in fondo) che mi fa venire lo sgrisolino alle mani, come si dice dalle mie parti. Quando mia mamma citava il prurito agli arti superiori sapevo che era meglio finirla subito, qualsiasi cosa stessi facendo o dicendo, mùchela lì (altra espressione idiomatica briantea).

Prima della diagnosi, avrei scritto a sta tipa un’invettiva forbita da dodici pagine, con ricerca scientifica associata. I documenti circostanziati sono il mio modo di mostrare astio e risentimento, füm, frecc e fastidi, per tornare al dialetto.

Un gruppo di colleghi che insistevano asininamente nel rispondermi “questa proposta è no perché no” (e mia madre avrebbe chiosato “perché no” non è una risposta; e mio padre aggiunto al massimo una tautologia) si sono beccati 36 pagine Word di controproposte architetturali sul software e loro fattibilità, in letteratura e in pratica.

Prima della diagnosi, dicevo, sicuramente avrei contattato l’illustre sconosciuta, autrice di un video che mi par poco fondato o quanto meno esageratamente generalista. Oggi invece mi sale il crimine, faccio un respiro profondo e penso: ok, non sa quel che sta dicendo, non del tutto, approssima e chissà quante volte capita anche a te (cioè me). Provo a mettermi nei panni – non so ancora bene di chi, di sicuro ha una taglia diversa dalla mia.

Ovviamente un neurotipico si rivolge al mondo (magia dei social, le finestre sul mondo, mica solo sulla tua via o sul tuo quartiere) pensando che il mondo sia tutto neurotipico, cioè che le regole apprese, ad esempio all’università, sul funzionamento del sistema nervoso di maggioranza valgano per tutti e si possa generalizzare. Dunque benissimo, evangelizziamo gli ignoranti (coloro che ignorano le basi della neurologia).

Epperòppeccato che non si consideri un piccolo neo della visione epistemica: esistono le minoranze neurotipologiche – che poi è tutto da verificare se si tratti davvero di minoranze, visto che ad oggi non esiste una mappatura effettiva del neurotipo dell’intera popolazione, perché normalmente si indaga il proprio neurotipo solo quando emerge un motivo per farlo, affrontando percorsi diagnostici che possono essere anche lunghi e costosi. Tipicamente ciò accade quando si sta male per altre cause. Gli esami di diagnosi di autismo o ADHD vengono fuori un po’ come gli esami del sangue: li fai perché c’hai un dolorino lì e ops globuli bianchi alle stelle; magari la causa del dolorino era un’infezione ma intanto si scoprono cose varie. Diverso sarebbe disporre di uno screening sistematico della popolazione, anziché affidarsi alla diagnosi individuale come unico strumento per stimare la distribuzione dei diversi neurotipi.

Ecco, la tipa qua fa l’annuncio urbi et orbi dicendo che il sistema nervoso sta bene con le relazioni. “Fai un regalo al tuo sistema nervoso”, dice, “chiedi un favore a qualcuno”.

Generata con AI

Il sistema dello scambio di favori è antico e fondativo delle prime forme sociali, ma pure delle ultime, infatti se non mi sbaglio lo scambio di influenze non solo esiste ma è pure reato se sono influenze illecite. Certo, il sistema nervoso di alcune persone nelle relazioni ci sguazza. Un neurotipico, se deve andare a mangiare fuori, è capace di fermarti in strada per chiedere: “scusa ma un posto buono qui nei dintorni?” Punto primo non sono la guida Gambero Rosso; punto secondo la nozione di buono è soggettiva, a me piace Burger King e a te Cracco; punto terzo a meno che non abbiano manco l’HACCP tutti i pubblici esercizi sono mediamente accettabili. Che cosa ti aspetti che ti risponda? Questo episodio mi è successo davvero.

Una persona autistica si studia la situazione prima di partire da casa. Anzi, probabilmente se non gli interessa un posto specifico o non ha prima chiari i dettagli di dove come e cosa si mangerà manco esce di casa. Una persona ADHD potrebbe saltare il pranzo o si fa guidare dall’istinto – che poi non è semplicemente istinto ma una valutazione multifattoriale in tempi brevissimi, tanto da sembrare “istinto”. Una persona AuDHD potrebbe rimanere paralizzata nella scelta, studiando tutti i pro e i contro di una pizzeria e poi però decidendo dopo un’ora di disamina che torna a casa a mangiare. O che ci pensa dopo e intanto si fa sera.

Dunque, il sistema nervoso non esiste, esistono i sistemi nervosi e per regolarli servono azioni diverse, la ricetta unica e magica é una leggenda metropolitana.

Perché sento il bisogno di dirlo, non potevo semplicemente andare avanti con lo scrolling e basta, che chi si fa i fatti suoi campa cent’anni? Prima di tutto non mi interessa campare cent’anni; ne faccio altre tre decadi e mi basta e avanza. E poi vorrei lanciare un messaggio forte agli amici neurotipici o presunti tali: NON dite alla persona autistica ma sì dai, ti fa bene socializzare. Oppure: Ma scusa perché non hai chiesto a tiziocaio come si fa? Oppure Vabe ma prova a chiedere. Non date per scontato che il sistema un favore per un favore vada bene a tutti: certi sistemi nervosi si logorano e sovraccaricano, non ne traggono affatto beneficio. Le relazioni danno e le relazioni tolgono, caricano alcune batterie e ne scaricano altre.

E allora al posto di chiedere un neurodivergente che fa? Come dicevo sopra: spesso, paralisi o analisi. Chiedere aiuto può essere contemporaneamente un comportamento socialmente desiderabile e un’attività cognitivamente, emotivamente e sensorialmente onerosa.

Trascrizione del video:

«È maleducazione chiedere un favore a un amico? Per esempio come chiedere un passaggio all’aeroporto, due uova ai vicini o di pitturare casa. Un tempo non lo era, oggi invece sì. Perché oggi se puoi farlo da solo, devi farlo da solo. Se no è considerato un disturbo, un’intrusione. Quindi chiama un Uber, fai la spesa online, ordinalo su Amazon, assumi una ditta, ma non disturbare nessuno. Peccato che poi ci chiediamo perché siamo tutti così soli. Avrai sentito parlare della loneliness epidemic. Siamo più connessi che mai, eppure ci sentiamo più soli. Ma qui arriva la parte controintuitiva. Chiedere un favore rafforza le relazioni, non le rovina. E le connessioni regolano il sistema nervoso. Il corpo si calma quando si sente sostenuto. La solitudine, invece, lo tiene in allerta costante. La comunità regola il sistema nervoso, la solitudine invece no. E ultimo dettaglio, non proprio innocente, ci sono dei brand che ci guadagnano quando smettiamo di aiutarci tra di noi. Quindi no, non è maleducazione chiedere aiuto. Fai un favore al tuo sistema nervoso e chiedi un favore oggi stesso.»