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Saliamo a Mandello del Lario e la situazione è il solito carro bestiame, si sale e si scende come a Bombay, per trascinamento di folla, contro e addosso ad altra folla, appendendosi letteralmente alle porte.

Non è cambiato nulla nella situazione del trasporto pubblico su rotaia degli ultimi 20 anni, a parte la nascita dell’alta velocità.
A fatica passiamo oltre la controllora che cerca di chiudere le porte con le persone che ancora sono a metà tra banchina e treno, intenzionate a trovare uno spazietto dove lo spazio proprio non c’è.
Lo spazio non si crea, però si distrugge, basta darlo in gestione a Trenord o Ferrovie dello Stato.

Respiro male e preferirei evitare un mancamento: intravedo un angolo d’aria sulla mia destra e faccio per andare nel corridoio dello scomparto relativamente meno carico. Una voce mi blocca gridando “no, quella è la prima classe!” Mi giro e con lo sguardo che trasforma in pietra rispondo alla tizia con la divisa: “ma sul serio? Con il treno in queste condizioni parliamo di prima classe?” Mi fa stare nel vano precedente, esattamente dove sto, e dove, non scherzo, ci sono circa 30 persone dove potrebbero starci senza andare in debito d’ossigeno giusto le 5 o 6 in procinto di scendere.
Non le dico subito che sono autistica e che avrei diritto a un posto dove respiro e non mi vengono gli attacchi di panico, ma il mio cervello non è abbastanza rapido. Mi sono sfortunatamente focalizzata sullo stupore e sulla rabbia, perché oltre ad avere pagato il maledetto biglietto pago anche le cazzo di tasse che dovrebbero servire per rendere i trasporti pubblici vivibili e realmente fruibili. Sono molto arrabbiata, in situazioni di emergenza la prima classe smette di esistere. Almeno così penso che dovrebbe essere, in un mondo di buon senso. E sì, siamo in emergenza perché pigiata come una sardina tra una ruota di bicicletta e una vecchia brontolona che non si laverà i capelli da mezzo secolo, se il treno frena mi finisce un copertone nel ventre e almeno dieci persone a fare pressione sul dolore.

Invece che comprensione e sostegno per aver sottolineato che sarebbe meglio occupare tutti gli spazi in modo uniforme, incontro solo l’inutile sarcasmo del tizio di fronte – praticamente la mia altra metà del sandwich, riesco a sentire pure il suo alito purtroppo. Vedo le unghie rovinate e sporche, sue e della moglie brontolona capelli sporchi, e cerco di concentrarmi solo su ciò che dice, per limitare la nausea: “costa 7 euro eh la prima classe” e ride. Forse è una battuta. Ripeto che con il treno in questa condizione disumana non mi sembra il caso di stare a fare i sofistici sul tipo di biglietto (che poi, la controllora paladina delle classi l’avrà controllato il titolo di viaggio di quelli in prima? Per tutti e 40 i miei minuti di viaggio degli orrori posso garantire di no).
“Ti fa pagare anche il supplemento a stare sulle scale eh” e di nuovo ride. Che cazzo ci sarà da ridere dico io, che in queste condizioni se il treno s’impianta all’improvviso finiamo tutti quanti in codice rosso. E non è un’iperbole, ne succedono in Lombardia di ste cose, un tram urbano da non molto tempo e in metro accade di frequente.
La tizia controllore è nervosetta, se la prende con il vecchietto in mountain bike che minaccia il mio torace con la ruota: “stia fermo lei, tanto faccio scendere tutti alla prossima”. Bofonchio tra me: “io col cazzo che scendo alla prossima, mi devi venire a prendere in braccio, se ci riesci”. Rincara la dose “non si agiti”. E il vecchio ciclista della domenica che fa? La battuta della domenica “eh si, anche mia moglie me lo dice sempre”.

No, io dico, ma se una cosa ti fa arrabbiare, come il treno pieno zeppo a dispetto del fatto che ci sono delle norme di sicurezza di base per viaggiare e che paghiamo le maledette tasse, lo ribadisco, che cazzo butti tutto in caciara? Così non risolveremo mai niente. Come sistema paese, dico.

Si aggiunge un altro cittadino benpensante che lamenta a voce alta “eh però così non è possibile, ma guardi che roba” dice all’indirizzo della controllora. “Prendo questa linea da 40 anni e non è mai stata così”.
Per un attimo ho la speranza che qualcun altro si possa unire ad un’azione di protesta. Pacifica, ma necessaria, perché non è da oggi nè da ieri che i treni in Italia fanno cagare. Ci si sta male e non viene voglia di prenderli, ma quei pochi che ci provano rafforzano l’idea di chi boicotta il trasporto pubblico per principio prendendo l’auto anche per andare al cesso: ci sono portoghesi senza biglietto, gente maleducata che sporca o grida, sovraffollamento, personale lassista, che non controlla niente e se la prende con i passeggeri per le condizioni di lavoro a cui sono costretti – come unica alternativa allo sciopero bianco, ma prenditelo te il treno che io esco il SUV.
Provo a fare conversazione, “le ferrovie austriache (OBB) evitano il problema alla radice, se il treno è pieno non compri il biglietto”. Purtroppo appena si tocca lo status quo non scatta il brainstorming ma il campanilismo e il patriottismo, anche quando il così com’è fa schifo più di qualsiasi come potrebbe essere.

I tre vecchietti (i due sozzoni e quello appena salito) si coalizzano in un concerto di luoghi comuni “eh ma non si può prenotare l’orario sui treni” – falso, comprando il biglietto online si sceglie l’orario e teoricamente è pure vincolante; “eh ma non cambia niente a prenderne uno prima o uno dopo” – la morte della matematica, se 10 treni hanno 10 posti l’uno, non cambia niente a prendere il nono in 89 o a prendere anche solo gli ultimi 4 in 89? “Eh ma devono mettere più vagoni, cosa c’entrano i biglietti?” – di nuovo un buco di logica, se non conti i passeggeri come fai a decretare che i posti non bastano, vanno aggiunti vagoni?

I due uomini attaccano con un grande classico dei luoghi comuni (pericolosi) “eh ma hai visto a Varenna quanti stranieri? Sono tutti cinesi o coreani, quella razza lì”.
Ma dico, ma che cosa ti cambia se gli 89 sono cinesi italiani o svizzeri? È un problema di unità per metro, non di nazionalità (di razza sono le mucche, non gli umani). Subito si fanno eco l’un l’altro “certo certo, a scuola sono tutte arabe”. Abbiamo a bordo un professore di scuola coranica oppure un prof italiano che non conosce l’aritmetica? Tutti è diverso da molti o alcuni-che-però-mi-paiono-tanti-perché-non-li-riconosco.
Provo a riportare la discussione su un binario vivo “viaggiare in queste condizioni non rispetta le norme di sicurezza”. Mi sbalordiscono con un bel salto carpiato “ah certo certo, ma cosa ci vuoi fare?” La rassegnazione che copre con un pudico velo la pigrizia, la faciloneria, la paura di esporsi o di inpegnarsi per cambiare le cose. Si sa mai che perdano questi tre centimetri cubi d’aria a 6 euro a tratta. Rispondo “beh il ministro dell’interno dovrebbe farci qualcosa”

Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, i tre si girano dandomi le spalle e iniziano a darsi del tu, pacche sulle spalle, battute su battute che fan ridere solo loro e niente, come fossero al bar seduti comodi. Nel frattempo la paladina della prima classe è sparita (forse in prima classe?) e il vano viene assediato da adolescenti stranieri (questi fastidiosi turisti per citare i tre leghisti qualunquisti) che si spandono come olio senza badare minimamente al numero 1 dipinto sul vagone.
Perché le mie emozioni ribollono
Sono un gyser, un vulcano pronto ad eruttare. Non tollero la noncuranza lassista del neurotipico, per il quale è facile lamentarsi ma praticamente impossibile proporre, condividere e perseguire idee costruttive, arrivando fino in fondo, fino al meglio. Non sopporto i salti carpiati da animali acquatici che sanno fare quando il comodo impone loro di passare da un’opinione all’altra, da una fazione all’altra. Non è flessibilità, ma opportunismo, e neanche dettato da chissà quale guadagno, il più delle volte cieca abitudine di comodo, un piccolo comodo cognitivo, perché finire sempre tutto a tarallucci e vino è molto più facile, per certi cervelli, che mantenere una posizione seria e coerente.
Quando finalmente scendo dal treno, la ressa non resta solo sul binario ma pure nella mia testa, me la porto a casa. Pulsano le tempie, ronzano le orecchie, ho addosso una stanchezza sproporzionata rispetto agli eventi, come avessi fatto una maratona. Sento ancora nelle narici gli odori delle persone, che percepivo ben distinti nella calca, i turisti inglesi per esempio odoravano di zucchero e lana pulita.
La pressione dei corpi se ne va, ma resta la morsa mentale, una tenaglia fatta di cose che non tornano. Regole che esistono ma non si applicano, problemi evidenti che nessuno vuole risolvere, battute che cancellano ogni tentativo di pensiero.
Per me sarebbe semplice, il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va, perché ha vagoni a cuccette come negli anni 70, con dispositivi di sicurezza avanzati, schermi per rendere il viaggio confortevole, ottimi impianti di areazione ben manutenuti. Puoi acquistare tappi per le orecchie a 50 cent e regolare la luminosità della veduta. Le persone possono esprimere preferenze sul posto e c’è personale frequente che controlla che vada tutto bene. I biglietti si pagano in base all’ISEE, che è obbligatorio per tutti e tiene conto anche del tenore di vita, per capire se qualcosa non torna con le dichiarazioni.
Il conteggio automatico delle prenotazioni – che si possono fare anche in stazione – porta a proporre all’acquirente alternative migliori per il viaggio o almeno ad avvisare se è pieno. I dati statistici vengono monitorati costantemente per aggiustare le azioni e le campagne, ai passeggeri viene chiesto com’è andato il viaggio e se hanno suggerimenti tramite sondaggi.
Continuo a pensare a valide alternative, ma il treno dei desideri non è in partenza, inutile scaldare i motori.
E allora, a casa, faccio quello che ormai faccio spesso quando una situazione continua a girarmi nel cervello come una vite spanata: chiedo a un assistente digitale perché io sto così male per una cosa che agli altri sembra scivolare addosso. Ecco la risposta
🎓Lo spiegone🤖
Quello che senti ha un nome: in ambito UX/AI si chiama “attrito cognitivo”, per indicare la tensione che si crea quando il modello mentale di una persona non si allinea con il funzionamento di un sistema o di un’interfaccia. In psicologia più “classica”, i concetti vicini sono:
• dissonanza cognitiva (conflitto tra credenze, valori, aspettative e realtà/percezioni);
• conflitto/attrito psicologico tra intenzioni, giudizi, desideri che non collimano.
Succede quando la realtà non combacia con le regole logiche che il cervello si aspetta: quando esistono norme di sicurezza ma nessuno le applica, se un problema evidente viene trasformato in barzelletta, quando invece di cercare una soluzione si cambia argomento.
Molti cervelli neurotipici hanno un ottimo lubrificante sociale: l’arte di arrangiarsi.
Permette di passare sopra alle contraddizioni, ridere, fare una battuta, tornare a casa e pensare ad altro. È un meccanismo di adattamento molto efficiente.
Un cervello autistico spesso funziona in modo diverso. Le incoerenze non scorrono via, restano incastrate. Se qualcosa non ha senso, continua a non averlo anche mezz’ora dopo, anche a casa, anche quando il treno è ormai lontano. Il problema rimane aperto come un’equazione senza soluzione.
Inoltre molte persone autistiche hanno un’elaborazione sensoriale più intensa: in un ambiente sovraffollato gli stimoli restano ‘accesi’ e il corpo continua a reagire anche dopo la fine dell’evento. Articoli divulgativi su autismo e trasporti sottolineano che rumore, luci, folla e vicinanza forzata sono trigger tipici di sovraccarico sensoriale, con successivo bisogno di tempi lunghi di recupero.
Per la spiegazione del perché “le cose che non tornano” restano aperte come un’equazione:
• L’idea di “attrito” o conflitto interno è trattata in chiave psicologica come frizione tra attese, intenzioni, giudizi che non combaciano, e come qualcosa che consuma ma anche genera energia psichica.
• Nella letteratura su autismo trovi spesso intolleranza all’incertezza (la fatica di reggere situazioni dove regole e realtà non coincidono o cambiano all’improvviso); carico cognitivo elevato per monitorare costantemente regole, sicurezza, coerenza sociale.
Se per molti neurotipici interviene un “lubrificante sociale” (normalizzazione, battute, minimizzazione) che chiude la pratica, per un cervello autistico le incoerenze restano oggetti mentali aperti, che continuano a occupare risorse finché non trovano una soluzione o almeno un senso.
Ecco perché per alcuni quella scena sul treno è stata solo un viaggio poco comodo (ma con deliziose chiacchiere da bar) mentre per te è stata una tortura, sensoriale e cognitiva.
Il report “Empowering Autistic Travel”: mostra che quasi il 90% delle persone autistiche sperimenta disagio sensoriale o sovraccarico sui mezzi pubblici, e oltre l’80% ansia o sensazione di non sicurezza.
Uno studio su giovani adulti autistici e trasporto metropolitano evidenzia che folla, stimoli tattili, auditivi e visivi, insieme all’intolleranza all’incertezza e all’ansia, rendono il trasporto pubblico particolarmente stressante.
Un lavoro del Politecnico di Milano su accessibilità ai trasporti per persone autistiche parla proprio di “incoerenza tra servizi e bisogni degli utenti” che limita l’uso del trasporto da parte delle persone neurodivergenti.
Fonti
Attrito psicologico e consapevolezza: Comprendere le barriere mentali
https://www.centroascoltopsicologico.it/2022/07/20/attrito-psicologico-consapevolezza/
The challenges faced by autistic people on public transport
https://ucan2magazine.co.uk/news/austic-people-on-public-transport/
Young autistic adults on public transport: Research Report 2020
https://www.autismcrc.com.au/sites/default/files/reports/3-041_Young-autistic-adults-on-public-transport_Report_2020.pdf
Cognitivismo Clinico: Volume 11, Numero 2 (2014)
https://www.apc.it/wp-content/uploads/2013/03/vol.-11-num.-2-2014.pdf
Autism and transportation challenges: Strategies for success
https://www.bigdreamersaba.com/blog/autism-and-transportation-challenges
Politesi: Tesi di laurea e ricerca del Politecnico di Milano
https://www.politesi.polimi.it/handle/10589/213978
Lifelong Lifewide Learning: Educazione degli adulti e inclusione
https://www.edaforum.it/ojs/index.php/LLL/article/view/780
Attrito cognitivo: Quando l’AI interrompe il flusso
https://fabiolalli.com/2025/07/21/attrito-cognitivo-quando-lai-interrompe-il-flusso/
Managing sensory overload when travelling as a neurodivergent person
https://theneurodivergentcoach.co.uk/managing-sensory-overload-when-travelling/
Understanding autistic masking and camouflaging
https://www.autismawareness.com.au/navigating-autism/understanding-autistic-masking-and-camouflaging
The hidden cost of masking in adulthood
https://embrace-autism.com/the-hidden-cost-of-masking-in-adulthood/
State of Mind: Guida ai Bias Cognitivi
https://www.stateofmind.it/bias/
Bias Cognitivi: Cosa sono e come influenzano le decisioni
https://milano-sfu.it/bias-cognitivi/
GAM Medical: I disturbi dell’attenzione e la neurodiversità
https://gam-medical.com/attenzione/
Reddit: Traveling with an autistic family member (Tips & Advice)
https://www.reddit.com/r/ItalyTravel/comments/1ocd40o/traveling_with_an_autistic_family_member_tips/
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