Comunicazione implicita e autismo: chi deve capire chi?

Abstract

Quando il significato sta tra le righe, dove finisce il messaggio e dove comincia il lavoro del destinatario?

Parlare significa molto più che mettere parole in fila. Nelle conversazioni quotidiane affidiamo una parte del messaggio al contesto, alle aspettative condivise, al tono, ai tempi e alla conoscenza reciproca. Presumiamo che l’altra persona sappia ricostruire ciò che abbiamo lasciato sottinteso.

L’implicito è una forma di compressione comunicativa: permette di trasmettere molto con poche parole, a condizione che gli interlocutori condividano abbastanza informazioni e convenzioni. La ricerca sull’autismo documenta differenze in alcuni compiti pragmatici, ma mostra anche competenze preservate, variabilità individuale e interazioni la cui efficacia dipende dall’abbinamento fra gli interlocutori.

Chi sostiene il lavoro necessario a ricostruire ciò che non viene detto? Quanto dipende dalle caratteristiche individuali e quanto dalla compatibilità fra gli stili comunicativi? E che cosa cambia quando rendiamo esplicito ciò che normalmente lasciamo al contesto?

1 · Il messaggio non finisce nelle parole

In una conversazione possiamo comprendere perfettamente ogni parola e continuare a non sapere che cosa ci venga comunicato. Una frase può essere un invito letterale, un’espressione idiomatica, una battuta, un rifiuto indiretto o un modo per chiudere la conversazione. Il destinatario deve ricostruire non soltanto il significato delle parole, ma anche l’intenzione comunicativa del parlante: chiedere, suggerire, ironizzare, prendere il turno, cambiare argomento o segnalare che è arrivato il momento di congedarsi.

La pragmatica studia come ricaviamo il significato di un messaggio considerando il contesto nel quale viene pronunciato. Consideriamo «Qui fa freddo»: può essere un’osservazione, una richiesta indiretta di chiudere la finestra o un suggerimento di accendere il riscaldamento. Le parole rimangono identiche; cambia ciò che ci aspettiamo che l’interlocutore comprenda.

Per arrivare a questa interpretazione utilizziamo il common ground, cioè l’insieme delle conoscenze e dei presupposti che gli interlocutori considerano condivisi. Se sappiamo entrambi che la finestra è aperta e che siamo infreddoliti, l’osservazione può bastare a comunicare una richiesta.

Il terreno comune, tuttavia, non è un archivio universale. Si forma attraverso esperienze, convenzioni culturali, relazioni, abitudini e stili comunicativi. Ciò che per una persona è evidente può non essere disponibile all’altra. Ogni volta che un parlante omette un’informazione perché la considera già condivisa, trasferisce al destinatario una parte del lavoro necessario a ricostruire il messaggio.

L’implicito non è soltanto informazione assente: è informazione che il parlante si aspetta che qualcun altro ricostruisca.

2 · Capire l’implicito è una competenza articolata

La comprensione pragmatica comprende attività differenti. Interpretare un’ironia, capire una richiesta indiretta, ricostruire un riferimento ambiguo e intuire che una conversazione sta per terminare richiedono operazioni almeno in parte diverse. Per questo la ricerca sperimentale sull’autismo è particolarmente interessante quando distingue i singoli compiti anziché trattare la pragmatica come un’unica capacità.

2.1 · Che cosa ci dicono gli esperimenti sulle inferenze

Nel 2009 Pijnacker e colleghi pubblicarono uno studio sulle implicature scalari: inferenze costruite a partire da espressioni che comunicano quantità o grado diversi. Se qualcuno dice «alcuni partecipanti hanno risposto», potremmo dedurre che non abbiano risposto tutti, anche se la parola «alcuni», presa alla lettera, non esclude che siano stati tutti.

I ricercatori confrontarono 28 adulti autistici — 11 con diagnosi di disturbo autistico e 17 con diagnosi di sindrome di Asperger secondo le categorie dell’epoca — con 28 partecipanti di controllo. Nel compito, i partecipanti dovevano interpretare frasi sottinformative, come «alcuni passeri sono uccelli»: logicamente vera, ma pragmaticamente insolita se si ricava l’implicatura «non tutti i passeri sono uccelli». Il gruppo autistico complessivo derivava queste inferenze con frequenza comparabile ai controlli, pur con differenze fra i sottogruppi diagnostici e un ruolo delle abilità verbali in parte della prestazione. Il dato mostra che le inferenze non letterali possono essere accessibili, mentre il risultato va letto entro i limiti del campione e del compito (Pijnacker et al., 2009).

Nel 2018 Deliens e colleghi esaminarono una distinzione ancora più precisa, confrontando la comprensione di richieste indirette con quella dell’ironia. I risultati indicavano una comprensione contestuale delle richieste indirette sostanzialmente preservata, mentre le difficoltà erano più evidenti nel compito sull’ironia. Una persona può quindi comprendere che «puoi passarmi il sale?» è una richiesta e incontrare maggiori difficoltà quando deve ricostruire un’intenzione ironica. Il significato ironico dipende anche dalla relazione fra ciò che viene detto, ciò che si presume che il parlante sappia e ciò che vuole far capire (Deliens et al., 2018).

Nel 2025 Frost, Nagano e Zane studiarono come adulti autistici e non autistici utilizzassero il contesto del discorso per capire se una frase fosse una richiesta indiretta o un commento letterale. I partecipanti erano 26 studenti universitari autistici e 26 non autistici. Entrambi i gruppi usavano il contesto per interpretare l’intenzione del parlante; la diagnosi, da sola, non migliorava il modello predittivo delle risposte. Il campione universitario e il compito circoscritto invitano alla prudenza, ma il risultato rafforza l’idea che il contesto possa sostenere la comprensione pragmatica anche negli adulti autistici (Frost, Nagano & Zane, 2025).

Questi esperimenti suggeriscono di considerare la comprensione pragmatica come un insieme di competenze parzialmente indipendenti, influenzate dal tipo di inferenza e dal contesto.

2.2 · Quando l’incertezza diventa parte del compito

Un messaggio ambiguo può essere compreso correttamente anche dopo una lunga esitazione. Per questo l’accuratezza della risposta non esaurisce il problema.

Wilson e Bishop hanno studiato la preferenza per la certezza nella conversazione. Nel loro studio del 2022, un registered report — una ricerca il cui protocollo e le analisi previste vengono valutati prima di conoscere i risultati — confrontarono 102 adulti autistici e 109 non autistici con un compito sul significato implicito e un controllo grammaticale. L’ipotesi iniziale, secondo cui la differenza riguardasse principalmente la sicurezza soggettiva, non fu confermata nella forma prevista. Nel compito pragmatico, accuratezza e sicurezza risultavano entrambe leggermente inferiori nel gruppo autistico; una differenza analoga non emergeva nel controllo grammaticale. Gli autori rilevarono inoltre associazioni fra intolleranza dell’incertezza, prestazione sulle implicature e difficoltà comunicative riferite dai partecipanti (Wilson & Bishop, 2022).

Il risultato invita a distinguere tre dimensioni: accuratezza, cioè quanto spesso l’interpretazione è corretta; sicurezza soggettiva, cioè quanto il destinatario si fida della propria interpretazione; e costo dell’interpretazione, cioè quanto tempo, attenzione e sforzo richiede arrivare a una risposta. Queste dimensioni sono collegate, ma non equivalenti.

Resta da stabilire quanto il costo soggettivo dipenda dall’ambiguità del messaggio, dall’incertezza sul contesto, dalla familiarità con l’interlocutore e dalle conseguenze attribuite a un’eventuale interpretazione sbagliata. Comprendere un messaggio e riuscire a comprenderlo con poco sforzo sono due questioni differenti.

3 · L’implicito è economico soltanto quando il codice è condiviso

In una comunità comunicativa stabile, molte informazioni possono essere omesse senza creare problemi. Gli interlocutori condividono convenzioni, riconoscono le stesse allusioni e sanno quali passaggi logici possono essere lasciati sottintesi. La questione cambia quando queste convenzioni vengono trattate come universali.

In una riunione di lavoro, per esempio, l’ordine del giorno può essere esplicito, mentre rimangono implicite le regole su quando intervenire, quanto parlare, come segnalare un disaccordo e quando una domanda richiede una risposta concreta oppure costituisce soltanto uno spunto di discussione. Anche le responsabilità possono essere affidate a formule ambigue: «Qualcuno dovrebbe occuparsene», «Vediamo se riusciamo a chiuderla entro venerdì», «Ci aggiorniamo».

Chi conosce già le convenzioni del gruppo può interpretare queste frasi senza difficoltà. Chi non le condivide deve ricostruire se si tratti di un incarico, di un desiderio, di una proposta o di una semplice osservazione. La difficoltà non riguarda necessariamente la comprensione delle parole: riguarda le regole organizzative che collegano le parole alle conseguenze operative.

Da qui emerge una prima ipotesi BrainDifferent: l’implicito distribuisce il lavoro comunicativo. Un parlante può investire più tempo nel rendere esplicito il messaggio oppure affidare una quota maggiore della ricostruzione al destinatario. Nessuna delle due strategie è sempre preferibile: la scelta dipende dal contesto, dalla familiarità e dalle esigenze degli interlocutori.

Quando un ambiente premia sistematicamente chi conosce già le sue regole tacite, il lavoro necessario a comprenderle può rimanere invisibile e ricadere sempre sulle stesse persone. L’ambiguità non scompare perché il compito viene completato: può semplicemente diventare un costo individuale che l’organizzazione non registra.

4 · Chi deve capire chi? Il problema della reciprocità

Nel 2012 Damian Milton propose il double empathy problem, traducibile come problema della doppia empatia. La sua idea è che, quando persone con esperienze, prospettive e modi di interpretare il mondo differenti interagiscono, la difficoltà di comprensione possa essere reciproca. Il concetto sposta l’attenzione dalla sola capacità del singolo alla relazione fra gli interlocutori.

La proposta teorica ha trovato sviluppi sperimentali interessanti, sebbene i risultati vadano letti alla luce dei singoli disegni di ricerca.

4.1 · Che cosa succede quando un’informazione passa da una persona all’altra?

Nel 2020 Crompton e colleghi studiarono la trasmissione di informazioni attraverso catene di partecipanti. Il paradigma sperimentale era simile al gioco del telefono: una persona riceveva una storia e la trasmetteva alla successiva, che a sua volta la raccontava a un altro partecipante. A ogni passaggio, alcuni dettagli potevano andare persi.

I ricercatori coinvolsero 72 adulti, organizzati in catene di otto partecipanti, e confrontarono catene autistiche, non autistiche e miste. Le informazioni venivano conservate in misura comparabile nelle catene autistiche e non autistiche. Nelle catene miste, invece, la perdita di dettagli era maggiore e procedeva più rapidamente. Anche le valutazioni della sintonia interpersonale erano inferiori nelle catene miste. Il risultato suggerisce che l’efficacia della trasmissione dipenda anche dalla compatibilità comunicativa fra i partecipanti; non dimostra che ogni coppia autistica comunichi meglio di ogni coppia mista (Crompton et al., 2020a).

L’esperimento misura un risultato concreto: quante informazioni arrivano alla fine della catena. Permette quindi di distinguere la capacità di condividere informazioni dalla familiarità con uno specifico stile comunicativo.

4.2 · La sintonia non coincide con l’impressione di buona conversazione

In un altro studio del 2020, Crompton e colleghi esaminarono il rapport, cioè la sintonia interpersonale percepita durante un’interazione. Le coppie autistiche, le coppie non autistiche e quelle miste riportavano livelli diversi di sintonia; in generale, le coppie miste tendevano a valutare l’interazione meno favorevolmente. Il risultato indicava che la qualità percepita dell’interazione dipendeva dalla combinazione fra gli interlocutori, oltre che dalle caratteristiche individuali (Crompton et al., 2020b).

La sintonia percepita non coincide con ogni possibile dimensione della comunicazione. Una conversazione può essere piacevole ma poco accurata; può trasmettere informazioni correttamente senza produrre un particolare senso di vicinanza. È quindi importante distinguere trasmissione delle informazioni, comprensione reciproca e sintonia relazionale.

4.3 · Gli indizi della buona conversazione dipendono dal contesto

Nelle interazioni ordinarie utilizziamo numerosi segnali per capire se l’altro ci sta seguendo: contatto visivo, cenni del capo, brevi risposte e interiezioni che regolano l’alternanza dei turni di parola. Il backchanneling comprende proprio questi brevi segnali, come un «mh-mh» o un cenno del capo, che mostrano attenzione senza prendere stabilmente la parola.

Rifai e colleghi hanno analizzato video di interazioni autistiche, non autistiche e miste per studiare due possibili indicatori di sintonia: lo sguardo reciproco e i segnali di ascolto. L’uso di questi segnali variava fra i tipi di coppia e non corrispondeva sempre ai livelli di sintonia dichiarati. In particolare, nelle coppie autistiche una minore frequenza di alcuni segnali poteva coesistere con una sintonia maggiore. Un osservatore abituato a una conversazione ricca di segnali convenzionali potrebbe quindi interpretare come disinteresse un comportamento che, nell’interazione concreta, non ha quel significato (Rifai et al., 2022).

La ricerca invita a considerare il matching fra neurotipi come una variabile rilevante, senza trasformarlo in una regola universale. La domanda non è soltanto quanto una persona sappia leggere i segnali altrui, ma anche quanto quei segnali siano leggibili per chi li riceve.

5 · Le relazioni sentimentali: un laboratorio dell’implicito

Le relazioni romantiche rendono particolarmente visibile il ruolo delle aspettative non dichiarate. Una pausa prima di rispondere a un messaggio può essere interpretata come disinteresse, stanchezza, bisogno di tempo o semplice distrazione. Una richiesta di solitudine può significare desiderio di recuperare energie, bisogno di concentrarsi oppure volontà di allontanarsi dalla relazione. Il comportamento osservato non contiene, da solo, tutte le informazioni necessarie per scegliere fra queste interpretazioni.

Una revisione sistematica di Yew e colleghi, pubblicata nel 2021, ha esaminato i fattori associati all’inizio e al mantenimento delle relazioni sentimentali delle persone autistiche. Gli autori partirono da 1.403 articoli potenzialmente pertinenti e ne inclusero 11, corrispondenti a 13 studi quantitativi. L’interesse per le relazioni romantiche risultava comparabile a quello dei coetanei non autistici, mentre potevano emergere maggiori difficoltà nell’iniziarle e mantenerle. Comunicazione e funzionamento sociale erano fra i fattori più studiati; fra gli elementi associati a esiti migliori comparivano reciprocità dell’interesse, sostegno del partner e capacità di rispondere ai bisogni della persona autistica. Gli autori sottolineavano però che il numero limitato di studi rendeva premature molte generalizzazioni (Yew et al., 2021).

Un filone qualitativo complementare ha esplorato come gli adulti autistici descrivano le relazioni con amici e familiari autistici e non autistici. Crompton e colleghi hanno raccolto testimonianze sul senso di vicinanza e sul benessere provato nelle relazioni fra persone autistiche, sottolineando che la qualità dell’interazione può cambiare con il neurotipo degli interlocutori e con la possibilità di sentirsi compresi (Crompton et al., 2020c). Questo studio riguarda amicizie e relazioni familiari, non costituisce una prova diretta sulle coppie romantiche.

Nel 2025 Jameson e Bean hanno confrontato 33 adulti autistici e 37 non autistici, abbinati in coppie dello stesso neurotipo o miste. Le coppie svolgevano due compiti strutturati in videoconferenza: un gioco di «Venti domande» e l’identificazione di figure astratte chiamate tangram. I ricercatori analizzarono le trascrizioni per misurare quanto il linguaggio dei partner diventasse simile nel corso dell’interazione, e raccolsero anche valutazioni della sintonia.

Le coppie autistico-autistico mostrarono una maggiore convergenza sintattica complessiva rispetto alle coppie non autistico-non autistico, sebbene le differenze non fossero significative a livello dei singoli compiti. Una maggiore convergenza sintattica era associata a una sintonia più forte; nelle coppie miste, invece, il linguaggio tendeva a divergere sul piano semantico. Il disegno non riguardava relazioni sentimentali, ma mostra come la combinazione degli interlocutori possa influenzare il modo in cui costruiscono un significato condiviso (Jameson & Bean, 2025).

Nella vita di coppia, questo significa che la comprensione reciproca può richiedere una negoziazione esplicita delle convenzioni: che cosa significa chiedere spazio, come si manifesta il bisogno di rassicurazione, quali tempi di risposta sono ragionevoli e come comunicare un disaccordo. Dire «quando mi ritiro ho bisogno di recuperare energie» fornisce informazioni che l’altro altrimenti dovrebbe inferire.

L’esplicitazione può diventare uno strumento di intimità: rende accessibili intenzioni e bisogni che altrimenti rimarrebbero affidati all’interpretazione.

6 · Il terreno comune si costruisce, ma può anche essere presunto troppo in fretta

Il common ground non è soltanto qualcosa che manca quando gli interlocutori non si capiscono. Può anche essere dato per acquisito quando non lo è.

Heasman e Gillespie, nel 2019, hanno osservato 30 persone durante un’attività sociale condivisa basata sui videogiochi. Ventiquattro avevano una diagnosi confermata di autismo e sei erano in attesa di valutazione; il campione era prevalentemente maschile e comprendeva persone senza importanti difficoltà di comprensione verbale o cognitive. I ricercatori hanno esaminato i turni conversazionali per capire come si costruisse una comprensione comune.

Hanno descritto due caratteristiche: una generosa assunzione di conoscenze condivise, che poteva favorire una sintonia rapida quando l’assunto era corretto ma generare incomprensioni quando non lo era; e una relativa disponibilità a proseguire l’interazione anche quando alcuni passaggi apparivano discontinui a un osservatore esterno. Il campione era specifico e non definisce uno stile universale delle persone autistiche, ma mostra che la comprensione comune dipende anche da quanto gli interlocutori verificano ciò che presumono di condividere (Heasman & Gillespie, 2019).

Cummins, Pellicano e Crane hanno raccolto le esperienze comunicative di 18 adulti autistici attraverso interviste condotte nella modalità preferita dai partecipanti, tra cui presenza, telefono, messaggi ed e-mail. Gli intervistati descrivevano la facilità della conversazione come dipendente sia da fattori personali sia dal partner e dal contesto. Interessi condivisi potevano facilitare il terreno comune; alcune interazioni con altre persone autistiche erano percepite come meno faticose perché richiedevano meno interpretazione di segnali comunicativi sottili (Cummins et al., 2020).

Nel loro insieme, questi studi suggeriscono che la comprensione reciproca sia un processo dinamico. Si costruisce attraverso la conoscenza condivisa, la possibilità di chiedere chiarimenti e la disponibilità a riparare le incomprensioni.

7 · Scrivere non è parlare senza voce

Il mezzo attraverso cui comunichiamo cambia le condizioni nelle quali dobbiamo produrre e comprendere un messaggio. Nel parlato, formulazione della risposta, interpretazione delle parole altrui, gestione dei turni e lettura dei segnali non verbali avvengono spesso in rapida successione, talvolta contemporaneamente. Nella scrittura, molte attività possono essere distribuite nel tempo.

Il messaggio rimane disponibile, può essere riletto e permette di separare la produzione dalla ricezione. Per alcune persone questo rende più agevole organizzare i pensieri, verificare il significato e formulare una risposta.

7.1 · Le preferenze comunicative degli adulti autistici

Nel 2021 Howard e Sedgewick hanno studiato le preferenze comunicative di 245 adulti autistici, chiedendo loro di ordinare sei modalità di comunicazione in sette contesti. L’e-mail risultava particolarmente preferita nelle interazioni con servizi, assistenza clienti e interlocutori meno familiari. Nelle relazioni conosciute, anche la comunicazione faccia a faccia poteva essere preferita.

Le motivazioni riportate comprendevano la possibilità di avere più tempo per pensare, organizzare le informazioni, rileggere i messaggi e correggere eventuali incomprensioni. La scrittura offriva inoltre un ambiente più prevedibile e, in alcuni casi, una minore pressione sensoriale. Questi risultati provengono dalle preferenze dichiarate dai partecipanti: non dimostrano che la scrittura sia sempre più efficace, ma aiutano a comprendere quali proprietà del mezzo possano renderlo più accessibile (Howard & Sedgewick, 2021).

Nel 2026 Merken e colleghi hanno confrontato 73 adulti autistici e 74 non autistici francofoni. I partecipanti hanno valutato nove modalità comunicative in otto scenari sociali. Gli adulti autistici valutavano sistematicamente più favorevolmente le modalità scritte rispetto a quelle orali; per diverse modalità scritte, le valutazioni dei due gruppi erano simili. Le differenze risultavano più evidenti per alcune modalità orali, come telefonate, videoconferenze con telecamera accesa e messaggi vocali (Merken et al., 2026).

Un’ulteriore ricerca naturalistica sull’uso dello smartphone, citata nella versione di partenza, non è stata identificata con sufficiente certezza attraverso i dati bibliografici disponibili. Per questo il dato specifico sui quattro mesi di monitoraggio non viene attribuito a un riferimento non verificato; il tema della scelta del canale è comunque sostenuto dagli studi sulle preferenze comunicative appena descritti.

7.2 · Il canale può togliere un costo e introdurne un altro

La scrittura non elimina la pragmatica. Anche un messaggio scritto può essere ambiguo, ironico o difficile da interpretare. Inoltre, l’attesa di una risposta può prolungare l’incertezza e rendere più difficile capire come stia procedendo l’interazione.

Il vantaggio potenziale riguarda soprattutto le condizioni di elaborazione: il tempo disponibile, la possibilità di correggere, la persistenza del messaggio e il controllo sul ritmo. La stessa considerazione vale per le videochiamate.

Yuruki e Inoue hanno studiato 151 partecipanti reclutati online: 76 nel gruppo che comprendeva persone con diagnosi di autismo o elevati punteggi di caratteristiche autistiche e 75 nel gruppo di controllo. Attraverso un questionario, hanno raccolto informazioni sullo stress e sui vantaggi percepiti delle videochiamate. Nel gruppo autistico emergevano più frequentemente difficoltà legate agli stimoli luminosi dello schermo e alla concentrazione in presenza di informazioni visive. I partecipanti descrivevano però anche un vantaggio: poter controllare il dispositivo e modificare le condizioni dell’interazione. Gli autori suggerivano di concordare la possibilità di spegnere la telecamera o passare alla comunicazione scritta (Yuruki & Inoue, 2023).

L’accessibilità comunicativa non dipende soltanto dal nome del canale, ma da quanto permette alla persona di controllare tempi, stimoli e modalità di risposta.

8 · Esplicitare significa rendere il messaggio più accessibile

L’esplicitazione viene talvolta percepita come una perdita di spontaneità. Ma la spontaneità è anche il risultato di convenzioni condivise e di un’esperienza accumulata. Quando queste condizioni non coincidono, rendere esplicito un messaggio può aumentare la precisione senza ridurne la ricchezza.

Dire «ti scrivo per chiederti di consegnare il documento entro venerdì» rende immediati lo scopo e la scadenza. Dire «sarebbe bello riuscire a chiuderlo entro venerdì» lascia aperte più interpretazioni: desiderio, richiesta, obiettivo condiviso o incarico. In alcuni contesti, l’ambiguità è utile. In altri, trasferisce al destinatario il compito di stabilire quale interpretazione sia corretta.

8.1 · Comunicare significa progettare un messaggio per qualcuno

La linguistica della conversazione utilizza l’espressione recipient design per descrivere il modo in cui costruiamo un messaggio tenendo conto di chi lo riceverà: le sue conoscenze, il contesto, le informazioni che possiede e ciò che può ragionevolmente comprendere.

La comunicazione richiede quindi due attività collegate: rendere disponibile il proprio contenuto mentale e organizzarlo in modo che un’altra persona possa ricostruirlo. Una persona può avere un pensiero chiaro ma non riuscire a esprimerlo immediatamente; può formulare un messaggio corretto ma lasciare implicita una premessa decisiva; può anche comunicare in modo articolato e tuttavia presumere che il destinatario condivida conoscenze che non possiede.

Il successo comunicativo dipende dall’interazione fra queste attività, non da una sola abilità.

8.2 · Il pensiero, il linguaggio e il parlato sono livelli distinti

Per comprendere la comunicazione dobbiamo distinguere almeno tre passaggi: avere o elaborare un contenuto mentale; organizzarlo in una forma comunicabile, attraverso il linguaggio o altri sistemi; produrre una risposta accessibile al destinatario utilizzando un canale che consenta di trasmetterla. Questi passaggi possono incontrare difficoltà differenti.

Il parlato richiede movimenti coordinati delle strutture coinvolte nella produzione della voce e dei suoni. La comprensione linguistica, la formulazione di una frase e la sua produzione motoria sono attività collegate, ma non equivalenti.

Koegel e colleghi hanno pubblicato nel 2020 una revisione sistematica delle definizioni e delle misure utilizzate negli studi sull’autismo per descrivere persone nonverbal o minimally verbal, termini tradotti in modi diversi come «non parlanti» o «con linguaggio parlato limitato». Gli autori hanno rilevato notevoli differenze nelle definizioni e negli strumenti di valutazione, che rendono più difficile confrontare gli studi (Koegel et al., 2020).

Gernsbacher, Morson e Grace hanno esaminato nel 2016 alcune convinzioni diffuse sul linguaggio autistico, mostrando che fenomeni come l’ecolalia, l’inversione dei pronomi e le differenze fra produzione e comprensione richiedono interpretazioni più attente di quelle tradizionalmente proposte. Le manifestazioni osservabili non possono essere interpretate senza esaminare il contesto linguistico (Gernsbacher et al., 2016).

Una revisione esplorativa di Maffei e colleghi, pubblicata nel 2023, ha esaminato 107 studi sulle capacità oromotorie, cioè sui movimenti della bocca coinvolti nel parlato e in altre attività. L’81% degli studi inclusi riportava almeno un’anomalia oromotoria significativa in un campione autistico, ma i campioni, i compiti e i metodi erano molto eterogenei. Gli autori hanno sottolineato che rimangono questioni aperte sulla natura e sulla generalizzabilità di queste differenze (Maffei et al., 2023).

Questi risultati indicano che la valutazione della comunicazione deve considerare separatamente comprensione, espressione linguistica, produzione del parlato e accesso al canale.

8.3 · La comunicazione aumentativa e alternativa

La comunicazione aumentativa e alternativa (CAA) comprende strumenti e strategie che affiancano o sostituiscono il parlato: immagini, simboli, tabelle, dispositivi elettronici, sistemi di scrittura e altre modalità. Può offrire strumenti per esprimere preferenze, rifiuti, pensieri, domande e contenuti complessi, secondo le capacità e le modalità accessibili alla singola persona.

La revisione di de Marchena e colleghi del 2025 ha esaminato la comunicazione degli adulti autistici, includendo linguaggio letterale e non letterale, CAA, comunicazione non verbale e doppia empatia. Gli autori sottolineano che la ricerca sull’autismo ha spesso escluso persone con disabilità cognitive e comunicative significative, limitando la conoscenza delle loro esperienze e delle forme di supporto utili (de Marchena et al., 2025).

La valutazione deve considerare le caratteristiche individuali, la comprensione delle consegne, le possibilità motorie, gli strumenti già utilizzati e l’ambiente nel quale la comunicazione avviene. La capacità di rispondere attraverso un determinato canale non coincide necessariamente con la capacità che intendiamo misurare. Un test che richiede una risposta verbale complessa può riflettere insieme comprensione, pianificazione, produzione linguistica, accesso al canale e altre variabili.

Evitare inferenze premature non significa presumere capacità nascoste, ma distinguere ciò che è stato osservato da ciò che rimane da valutare.

8.4 · La competenza visibile ha una storia

La comunicazione osservabile è anche il risultato dell’apprendimento. Una persona può aver imparato a rendere esplicite le premesse, anticipare le domande del destinatario, organizzare un’argomentazione e riconoscere le convenzioni di una riunione attraverso insegnamento, esperienza e numerosi tentativi. Con l’esercizio, alcune procedure possono diventare automatiche. Dall’esterno, la competenza acquisita può apparire spontanea; ciò non significa che sia sempre stata facile o che non abbia richiesto un lavoro considerevole.

La stessa cautela vale in direzione opposta. Un output linguistico scarso non basta a stabilire che il contenuto mentale sia altrettanto limitato. La performance visibile non racconta da sola né la storia dell’apprendimento né tutte le capacità che una persona può esercitare attraverso altri canali.

8.5 · Le strategie sociali dipendono dal contesto

Nel 2022 Silver e Parsons hanno studiato le strategie che facilitano o ostacolano la conversazione attraverso un progetto qualitativo durato da quattro a dodici mesi. Il campione comprendeva cinque adulti autistici e cinque non autistici, coinvolti in coppie che si conoscevano già. I ricercatori hanno raccolto interviste, osservazioni, conversazioni riflessive e diari.

Le persone autistiche descrivevano strategie metacognitive, cioè modi consapevoli di riflettere sulla propria comunicazione, e sottolineavano l’importanza dell’ambiente, del tipo di conversazione, della sua struttura e del comportamento del partner. Lo studio invita a considerare le regole sociali come convenzioni che cambiano in base alla relazione e allo scopo. Una strategia utile durante una riunione può essere poco appropriata in una conversazione informale; una regola insegnata senza considerare il contesto può aumentare il monitoraggio senza migliorare la comprensione (Silver & Parsons, 2022).

8.6 · L’implicito può diventare lavoro operativo

L’ambiguità non riguarda soltanto il significato delle frasi. Può coinvolgere intere procedure. Pensiamo a una visita sanitaria prenotata online, a una richiesta amministrativa o a un processo aziendale. Se le istruzioni non chiariscono i passaggi, l’utente deve ricostruire quali informazioni servano, chi debba fornire una risposta, quanto tempo sia necessario e che cosa succederà dopo.

Nel 2023 Gilmore e colleghi hanno pubblicato uno studio qualitativo sull’uso della telemedicina da parte di adulti autistici. Attraverso interviste a sette adulti autistici, dodici familiari e sei membri dello staff di una singola clinica statunitense, hanno raccolto esperienze e proposte per migliorare l’usabilità delle visite virtuali. I partecipanti hanno descritto difficoltà legate alla preparazione, ai passaggi logistici, ai problemi tecnici e alle aspettative poco chiare. Fra le soluzioni proposte comparivano istruzioni più accessibili, promemoria, informazioni sui tempi di attesa e indicazioni esplicite sui passaggi da completare. Il campione era piccolo e riferito a un contesto specifico, ma mostra come una procedura poco esplicita possa richiedere lavoro aggiuntivo per essere utilizzata (Gilmore et al., 2023).

Rendere espliciti obiettivi, responsabilità, sequenze e criteri di completamento può ridurre questo lavoro, indipendentemente dal fatto che l’utente riesca o meno a completare il processo senza aiuto.

9 · Dove finisce l’evidenza e dove comincia la domanda

La letteratura esaminata permette di formulare conclusioni circoscritte. Gli studi sulle inferenze pragmatiche mostrano che le competenze possono variare a seconda del compito. Le ricerche sulla doppia empatia indicano che l’abbinamento fra interlocutori può influenzare la trasmissione delle informazioni e la sintonia percepita. Gli studi sulle preferenze comunicative mostrano che la scrittura può offrire vantaggi specifici ad alcuni adulti autistici. Le ricerche sulla CAA richiamano l’importanza di distinguere le capacità della persona da quelle che il canale utilizzato permette di osservare.

Rimane aperta una questione trasversale: quanto lavoro richiede un’interazione che, alla fine, riesce? Molti esperimenti pragmatici misurano la correttezza dell’interpretazione. Altri raccolgono valutazioni soggettive, osservano la qualità dell’interazione o registrano le preferenze comunicative. Queste misure sono utili, ma non restituiscono ancora una misura condivisa del costo complessivo dell’implicito.

Immaginiamo due persone che interpretino correttamente la stessa frase. La prima riconosce immediatamente l’intenzione del parlante. La seconda considera più interpretazioni, verifica il contesto e sceglie infine la risposta corretta. Dal solo esito finale, le due prestazioni possono sembrare equivalenti, anche se il processo che le ha prodotte è diverso.

Per studiare questa differenza servirebbe misurare separatamente accuratezza, tempo di decisione, sicurezza soggettiva, richieste di chiarimento, interpretazioni concorrenti e sforzo percepito. Sarebbe utile osservare anche ciò che accade dopo l’interazione: quanto tempo serve per recuperare, se la persona continua a ripensare alla conversazione e se rimangono dubbi sulle intenzioni dell’interlocutore.

Questa è una proposta di ricerca, non un risultato già dimostrato. Riuscire a comunicare e sostenere un costo basso per comunicare sono due possibili dimensioni del successo.

10 · Cinque ipotesi da mettere alla prova

Le evidenze esaminate suggeriscono cinque ipotesi di ricerca. Sono proposte originali di BrainDifferent, formulate a partire dalla letteratura: non risultati scientifici già acquisiti.

1. L’implicito distribuisce il lavoro comunicativo

A parità di significato finale, aumentare le informazioni lasciate al contesto potrebbe ridurre il lavoro di esplicitazione del parlante e aumentare quello inferenziale del destinatario. L’effetto dovrebbe dipendere dalla quantità di conoscenze effettivamente condivise, dalla familiarità e dalle convenzioni utilizzate. Previsione: rendere esplicito un messaggio potrebbe ridurre il tempo necessario a interpretarlo e il numero di chiarimenti richiesti, anche quando la risposta finale rimane identica.

2. Il mismatch comunicativo può essere una variabile indipendente

Alcune difficoltà osservate nelle interazioni potrebbero dipendere dalla distanza fra gli stili comunicativi degli interlocutori, oltre che dalle caratteristiche individuali. Gli studi sulla trasmissione delle informazioni e sulla sintonia rendono plausibile questa ipotesi, pur senza dimostrare che tutte le difficoltà siano reciproche o che il matching garantisca una comunicazione efficace. Previsione: alcuni compiti potrebbero risultare più facili quando gli interlocutori condividono convenzioni comunicative, indipendentemente dal livello di accuratezza individuale misurato separatamente.

3. Esplicitare può essere un accomodamento anche quando la performance è già buona

Una persona può riuscire a interpretare richieste ambigue, ma sostenere un costo elevato per farlo. Agenda, richieste dirette, criteri espliciti, sintesi scritte e possibilità di rispondere in differita potrebbero ridurre l’incertezza senza necessariamente modificare la prestazione finale. Previsione: gli accomodamenti potrebbero migliorare sforzo percepito, tempo di elaborazione o recupero successivo anche quando l’accuratezza iniziale è già elevata.

4. Il canale modifica le condizioni dell’inferenza

La scrittura non elimina l’implicito, ma può rendere il messaggio persistente, permettere la rilettura e distribuire nel tempo la formulazione della risposta. Queste proprietà potrebbero spiegare parte dei vantaggi riferiti da alcuni adulti autistici. Previsione: separare sperimentalmente sincronia, persistenza e possibilità di modifica potrebbe chiarire quali proprietà rendano un canale più accessibile in situazioni differenti.

5. La competenza visibile nasconde una parte del processo

Un output linguistico limitato non descrive necessariamente tutte le capacità della persona; un output sofisticato non rivela automaticamente quanto sia stato facile produrlo. Comprensione, linguaggio espressivo, produzione motoria del parlato, accesso alla comunicazione e apprendimento delle strategie devono essere studiati come componenti distinguibili. Previsione: valutazioni che utilizzano più modalità di risposta e misurano il processo, oltre al risultato, potrebbero descrivere la competenza comunicativa in modo più completo.

11 · Domande ancora aperte

  • Come misurare il costo dell’implicito? Servono strumenti capaci di distinguere accuratezza, sicurezza, latenza, sforzo percepito e necessità di riparazione.
  • Quanto dipende il costo dalla persona e quanto dall’interazione? Per rispondere, occorre confrontare gli stessi partecipanti in coppie differenti, considerando familiarità, contesto e convenzioni condivise.
  • Esplicitare migliora sempre l’accessibilità? Rendere una richiesta più precisa potrebbe ridurre l’incertezza, ma gli effetti su naturalezza, autonomia e qualità relazionale devono essere misurati anziché presunti.
  • Esiste uno stile comunicativo autistico riconoscibile? Le differenze individuali sono ampie. La ricerca deve stabilire quali caratteristiche siano ricorrenti, in quali condizioni emergano e quanto siano influenzate dall’esperienza.
  • Come cambia l’implicito quando gli interlocutori si conoscono? La familiarità può rendere prevedibili alcune convenzioni, ma può anche aumentare le aspettative non dichiarate.
  • Quali proprietà rendono un canale accessibile? Scrittura, voce e video differiscono per sincronia, persistenza, segnali simultanei e controllo del tempo.
  • Come valutare la comprensione senza confonderla con la produzione? Servono modalità di risposta accessibili e strumenti capaci di distinguere comprensione, linguaggio espressivo, pianificazione motoria e accesso al canale.
  • Quanto del costo comunicativo è prodotto dalle organizzazioni? Obiettivi, responsabilità, priorità e procedure lasciati impliciti possono richiedere un lavoro aggiuntivo che non compare nelle descrizioni formali delle attività.

12 · Come studiare il costo dell’implicito

12.1 · Manipolare il grado di esplicitazione

Il primo esperimento potrebbe presentare la stessa intenzione comunicativa in tre versioni: esplicita («Ti chiedo di inviarmi il documento entro venerdì»); convenzionalmente implicita («Riusciamo a chiudere il documento entro venerdì?»); fortemente dipendente dal contesto («Sarebbe bello arrivare a venerdì con tutto a posto»). Le frasi dovrebbero essere verificate sperimentalmente per controllare che le differenze dipendano dal grado di esplicitazione e non da altri elementi linguistici.

I partecipanti potrebbero essere coinvolti in coppie dello stesso neurotipo e di neurotipi differenti. Le misure includerebbero accuratezza, tempo di risposta, sicurezza soggettiva, richieste di chiarimento, numero di riparazioni e sforzo percepito. Sarebbe importante misurare la variabilità individuale, evitando di attribuire a un intero gruppo risultati che potrebbero dipendere da sottogruppi o caratteristiche specifiche del compito.

12.2 · Portare l’esperimento nel lavoro reale

Un secondo studio potrebbe confrontare riunioni o processi organizzativi in condizioni differenti. In una condizione, agenda, responsabilità e criteri decisionali sarebbero espliciti; nell’altra, una parte di queste informazioni verrebbe lasciata alle convenzioni abituali. Si potrebbero confrontare decisioni comunicate soltanto oralmente con decisioni accompagnate da una sintesi scritta, oppure modalità di intervento libere con turni facilitati.

Le misure comprenderebbero comprensione degli obiettivi, richieste di chiarimento, errori operativi, tempo necessario a completare il compito e sforzo riferito dai partecipanti. La previsione non è che una struttura più rigida sia sempre migliore, ma che alcune forme di esplicitazione possano ridurre il lavoro necessario a ricostruire il processo, mantenendo invariati gli obiettivi.

12.3 · Separare le proprietà del canale

Un terzo filone potrebbe confrontare lo stesso contenuto comunicativo in voce, video e testo. Il disegno dovrebbe distinguere le proprietà del mezzo: sincronia, persistenza del messaggio, possibilità di rilettura, quantità di segnali simultanei e controllo sul tempo di risposta.

Per includere persone con differenti profili linguistici, occorrerebbe offrire modalità di partecipazione accessibili, comprese forme di comunicazione aumentativa e alternativa già utilizzate dai partecipanti. In tutti e tre i filoni, il principio metodologico è lo stesso: misurare non soltanto se la comunicazione riesce, ma anche quali condizioni la rendono possibile e quanto lavoro richiede.

13 · Domande e risposte

DOMANDARISPOSTA BREVE
Le persone autistiche comprendono il significato implicito?Sì, ma le prestazioni possono variare in funzione del tipo di inferenza, del contesto e delle caratteristiche individuali.
Che cosa significa common ground?L’insieme delle conoscenze e dei presupposti che gli interlocutori considerano condivisi.
Che cos’è il double empathy problem?L’ipotesi che le differenze di esperienza e comunicazione possano rendere reciproca la difficoltà di comprensione fra interlocutori.
Le persone autistiche comunicano meglio fra loro?Alcuni studi mostrano vantaggi in specifici compiti e nella sintonia percepita. Non è una regola universale.
Perché l’implicito può essere faticoso?Perché richiede di ricostruire informazioni, intenzioni e convenzioni che non sono state espresse direttamente.
La scrittura è sempre più accessibile?No. Può offrire tempo per pensare e rileggere, ma la sua accessibilità dipende dalla persona e dalla situazione.
Esplicitare una richiesta impoverisce la comunicazione?No. Può rendere più precise le intenzioni e ridurre le interpretazioni concorrenti.
Una persona che parla poco comprende necessariamente poco?La quantità di parlato, da sola, non permette di stabilire il livello di comprensione o le capacità cognitive.
Una persona che comunica molto bene sostiene necessariamente un costo basso?No. La prestazione osservabile non misura da sola lo sforzo necessario a produrla.
Che cosa manca ancora alla ricerca?Una misura condivisa del costo dell’implicito che consideri accuratezza, tempo, sforzo, incertezza e recupero successivo.
Qual è l’ipotesi principale di BrainDifferent?Che il lavoro necessario a comprendere un messaggio dipenda anche da come l’informazione viene distribuita fra parlante, destinatario e contesto.

Fonti e approfondimenti scientifici

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