đź”– 127| đź“°
Cazzeggiavo su Instagram e incappo in un post che fa il catalogo delle caratteristiche neurodivergenti.
Interessante, mi dico, vediamo quante ce n’ho. Negli anni 90, agli albori di internet, spopolavano i quiz, i test, scopri che animale sei, che personaggio dei film sei, che casa sei, che cavolo di come fai a non sapere chi sei. Erano gli antenati dei clickbait e però ci caschiamo sempre, tutti quanti, di qualunque neurotipo. Forse l’insicurezza, forse il bisogno di avere riconferme identitarie, forse solo la noia: ci piacciono i cataloghi da sfogliare, se danno l’illusione di potersi accaparrare qualcosa di buono per sé.
Una volta esisteva il catalogo postalmarket, una rivista per acquistare per corrispondenza: abbigliamento, pigiami, cose per la casa, biancheria intima. Modelle bellissime, tanto che persino Cindy Crawford e Monica Bellucci e Carla Bruni hanno posato con il maglione di flanella o le mutandine della nonna color carne del postalmarket. In casa mia entrava solo Famiglia Cristiana e Avvenire, per cui per me l’arrivo del catalogo era una grande festa, mi pareva Vogue.

Ecco, il catalogo degli aspetti neurodivergenti mi ha ricordato un po’ il postalmarket, scegli il tuo set e anzichĂ© ordinarlo al telefono te lo porti a casa gratis e immediatamente, per deduzione. Francamente, l’entusiasmo iniziale per il fatto che mi ritrovassi in diversi aspetti (come quando scopri che l’animale esito del quiz è casualmente il tuo animale preferito) mi sono poi domandata quale sia il confine tra l’opportunitĂ di divulgare e l’inopportunitĂ di evitare i percorsi diagnostici, ovvero dove finisca la divulgazione e dove cominci il rischio di sostituire il riconoscimento alla diagnosi. Pure nei percorsi diagnostici ci sono test e questionari, ma con la differenza – e non di poco conto! – che il solo punteggio non fa la diagnosi, ci sono criteri clinici, anamnesi e valutazione complessiva che fondano la diagnosi.
I percorsi diagnostici per autismo, ADHD ed altre condizioni lasciano un bel subbuglio dentro, certo, si parla di ricordi, di difficoltĂ , di cose che facciamo di tutto per minimizzare o persino dimenticare; ma, a differenza della sola sfogliata di catalogo, portano ad una valutazione clinica argomentata. Un esito nient’affatto nefasto! Anzi, la diagnosi in etĂ adulta per una persona autistica, ADHD o AuDHD può essere una vera rinascita, identitaria soprattutto: cadono le accuse – pigro, distratto, antipatico, smemorato, perfezionista e molto altro – e si svelano le caratteristiche – che non spoilero, tanto alcune stanno nell’infografica qua sotto o nei saggi di questo blog.
Caveat: il catalogo di elnatherapy mette insieme panni per il pavimento e sciarpe di lana, proprio come il postalmarket, quindi occhio. In questa infografica si mettono insieme cose epistemologicamente diverse: diagnosi neuroevolutive, disturbi psichiatrici/neurologici, tratti e costrutti. Non esiste infatti una lista ufficiale e universalmente accettata delle “neurodivergenze”, però, quella qui sotto proposta è un po’ una ribollita toscana (HSP, CPTSD e SPD per esempio, sono descritti in letteratura come tratti temperamentali / personologici, non come diagnosi).


Sfogliando il catalogo, perché comunque c’è poco da fare, io impazzisco per i cataloghi, anche quelli di Mondo Convenienza, dei surgelati a domicilio e i cataloghi di dati informatici, mi cade l’occhio sul numero 13: Giftedness. Ah, quindi anche la plusdotazione si è guadagnata il suo scaffale.
Tempo un paio di scroll e Instagram, che evidentemente aveva capito che ero ormai ufficialmente entrata nel reparto, mi serve un post su perfezionismo e plusdotazione.
Solo che leggerlo mi ha lasciato l’amaro in bocca, perché, pur contenendo alcune osservazioni in cui mi riconosco, la narrazione del post mi è sembrata improntata all’adattamento. Per fugare fraintendimenti: ovvio che noi neurodivergenti dobbiamo adattarci al mondo, è un dato di fatto, come i vegetariani che devono adattarsi ai supermercati con più scelta di bovino che di tofu e seitan. Però servirebbe una menzione al fatto che non è obbligatorio attuare strategie per arrivare comunque agli stessi risultati dei neurotipici, magari pure forzandosi agli stessi modi. L’adattamento non dovrebbe essere una strada a senso unico.
Sono rimasta con l’amaro in bocca, poi, perchĂ© proprio per un pubblico che fa caso alle parole e alla proprietĂ di linguaggio si pubblica una valanga di frasi su un social nato per le immagini? C’mon, guys!, come diceva mia zia Mariuccia a Cheseapeake Bay, su mo’, andiamo ninin – aggiungeva poi in traduzione.
Il secondo post parla del perfezionismo, cioè del fatto che i plusdotati avendo molto contesto e molti dettagli in mente possano faticare ad abbozzare, approssimare. E piuttosto che far male o parziale una roba possono decidere di non farla affatto, rimandano. Sono rimasta perplessa, perché è vero che il meglio è nemico del bene, ma come la mettiamo con il mito del buona la prima e con il più che legittimo desiderio di esprimersi con completezza? Meglio tardi che mai, tutto sommato, quanto ci ha messo Gutenberg a perfezionare il suo sistema di stampa a caratteri mobili? Nessuno credo sia andato a rompergli i coglioni per dire dai frate, muoviti, fai una bozza, un esperimento per capire come viene. Fa niente se non ci sono le vocali, ci pensiamo dopo.












Devi effettuare l'accesso per postare un commento.